Inquinamento, condanna per i Vecere

18 Luglio 2017

Comune, cittadini e associazioni vincono il primo round della battaglia contro sansificio e centrale a biomasse di Treglio

LANCIANO. Otto mesi di reclusione da convertire nella pena pecuniaria di 65mila euro per Antonio Vecere, quattro mesi per il figlio Enrico oppure il pagamento di 45mila euro, e altri 27mila euro di risarcimento per il Comune di Treglio, più il pagamento di 4mila euro a titolo di onorario dei legali e 600 euro di spese correnti, oltre al risarcimento economico riconosciuto a Nuovo Senso Civico, associazione costituita parte civile, da stabilire in sede civile. La sentenza di condanna, in primo grado, nei confronti degli amministratori delegati del sansificio e della centrale a biomasse Gct srl di Treglio, emessa ieri dal giudice Andrea Belli, è destinata a fare scuola. È una delle pietre miliari dei movimenti ambientalisti, è la vittoria della battaglia ingaggiata tre anni fa dal Comune di Treglio per il diritto a respirare un’aria più pulita. Per la prima volta nella storia d’Abruzzo, e una delle primissime in Italia dove sentenze del genere hanno riguardato aziende che lavorano sottoprodotti agricoli come riferisce il tecnico di Nsc Tommaso Giambuzzi, un tribunale ha accertato che il sansificio inquina (questo genere di impianti erano comunque classificati come industrie insalubri di prima classe) e che, dettaglio che marca la differenza in questo tipo di processi a sfondo ambientale, emette fumi inquinanti fuori dai limiti consentiti.
LA STORIA. Tutto è iniziato nel novembre 2015 con l’avvio di un processo definito storico perché seguiva il sequestro degli impianti, quasi un anno prima, da parte della Procura di Lanciano. Non era mai accaduto che un’attività come quella della produzione e lavorazione di biomasse ricevesse i sigilli di una Procura. E altrettanto imponenti furono le indagini con il coinvolgimento della guardia di finanza di Pescara e i massimi esperti d’Italia in fatto di emissioni. Le accuse: la centrale termica alimentata a biomasse bruciava quantitativi maggiori di quelli autorizzati. Il sansificio emetteva nell’aria monossido di carbonio in livelli tre volte superiori rispetto al consentito. Le ceneri, inoltre, venivano smaltite come rifiuti riutilizzabili, mentre non lo erano. Un’altra condanna ha infatti riguardato nella sentenza di ieri anche la produzione delle ceneri in eccesso rispetto al consentito, mentre i responsabili degli impianti sono stati assolti per quanto riguarda lo smaltimento di questo tipo di rifiuti, avvenuto, secondo il giudice, con tutte le autorizzazioni e le modalità necessarie.
LE REAZIONI. «Faremo ricorso in appello», annuncia l’avvocato della difesa Roberto Diano che insieme al collega Milia aveva chiesto l’assoluzione, «siamo convinti dell’innocenza dei Vecere e andremo avanti». «È il risultato di un lavoro di squadra, del coraggio di cittadini, Nuovo Senso Civico e Comune di fare un lavoro certosino dal punto di vista giuridico e scientifico», commenta il sindaco di Treglio Massimiliano Berghella, «questa comunità ha dato l’esempio di come si amministra, sono emozionato e commosso». «Va ben oltre le nostre aspettative», aggiunge Nsc (presidente Alessandro Lanci), «in questi anni ci siamo spesso chiesti a che servono le istituzioni, da Regione a Provincia passando per Arta, quando eravamo soli, insieme a cittadini inermi, a denunciare la gravità di quelle emissioni: oggi sappiamo che le nostre ragioni hanno vinto contro tutto e tutti».
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