Inquinamento, sequestro-bis dei depuratori

15 Novembre 2016

Per la Procura la Sasi è ancora inadempiente: 12 impianti affidati in custodia ai sindaci di sette comuni

LANCIANO. Sasi inadempiente e nuovo sequestro per i 12 depuratori del Frentano, che ora sono stati affidati in custodia ai sindaci. Mano pesante del gip Massimo Canosa che ha disposto il sequestro di tutti i depuratori finiti nel mirino della Procura e dei carabinieri del Noe di Pescara dall’aprile 2015 tra Lanciano, Treglio, Rocca San Giovanni, Atessa, Santa Maria Imbaro, Bomba e Quadri. Impianti giudicati sottodimensionati e mal funzionanti, che scaricavano nei fiumi Feltrino, Sangro, Osento e in mare reflui con sostanze inquinanti. La Sasi, la società che gestisce il servizio idrico, non avrebbe fatto i lavori necessari per sistemarli e non avrebbe le autorizzazioni necessarie allo scarico, insomma non avrebbe rispettato l’ultimatum dell’ex procuratore capo Francesco Menditto: «Entro il 30 settembre 2016 deve essere tutto in regola altrimenti metteremo i sigilli ai 12 depuratori di Santa Liberata, Cerratina e Villa Martelli a Lanciano; in località Paglieroni a Treglio; a Vallevò e Cavalluccio nel comune di Rocca San Giovanni; in località Valloncello, Ianico e Osento ad Atessa; in località Civitella a Santa Maria Imbaro; in località Zappetti a Bomba e in località Sangro a Quadri». Oltre al sequestro, gli impianti sono stati affidati ai sindaci, colpiti e frastornati da questa scelta.

«Alla notifica dell’affidamento a noi dei depuratori ci siamo sentiti e abbiamo chiesto un incontro al prefetto per capire cosa accade», dice il sindaco di Atessa, Nicola Cicchitti, «non è di nostra competenza la gestione dei depuratori. Io ora ne avrei tre da seguire». «Tutto il ciclo idrico è affidato alla Sasi», gli fa eco il sindaco di Rocca San Giovanni, Gianni Di Rito, «depurazione compresa. Ci è stata notificata questa decisione, l’inadempienza della Sasi e il fatto che dovremmo noi custodire gli impianti e fare i lavori: ma non possiamo iscrivere nei bilanci spese che non sono di nostra competenza». Il sequestro pare mettere in difficoltà i sindaci e nei guai il presidente della Sasi, Gianfranco Basterebbe, che ha ereditato dal precedente Cda la questione “depuratori”. Sarebbe indagato anche lui, come accadde al suo predecessore, in quanto presidente della società. «I problemi sarebbero nelle mancate autorizzazioni allo scarico», spiega Basterebbe, «nella relazione che abbiamo consegnato ai primi di ottobre avevamo inserito autorizzazioni provvisorie, perché il funzionario regionale che doveva firmarle era malato. Abbiamo inserito i via libera dati dalla conferenza di servizi. Poi sono arrivate le autorizzazioni definitive. Abbiamo sette autorizzazioni definitive su 12 e quattro sono provvisorie. Tra queste ci sono quelle dei tre impianti di Lanciano, che diventeranno definitive con l’entrata in funzione del nuovo depuratore di Santa Croce. Poi c’è l’impianto di Valloncello (Atessa) che deve essere chiuso. La Procura non ha forse ritenuto valido il via libera della conferenza dei servizi. Faremo una nota aggiuntiva in cui inseriremo le autorizzazioni definitive chiedendo il dissequestro degli impianti». La Sasi sostiene, quindi, di avere le autorizzazioni e di aver fatto i lavori chiesti. Ma per la Procura la società non si è messa in regola. Da qui la richiesta al gip. (t.d.r.)

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