Insulti e molestie al 118, condannato a 9 mesi

28 Gennaio 2018

Giovane di Villa Santa Maria accusato di interruzione di pubblico servizio per le telefonate osè

CHIETI. Ha importunato per un anno le operatrici della centrale del 118 di Chieti con telefonate di insulti o dalle richieste oscene, fino a quando non è stato rintracciato dalle forze dell’ordine. E due giorni fa è stato condannato a 9 mesi di reclusione.
È finito così nei guai Antonello Di Stefano, ventottenne originario di Villa Santa Maria, difeso dall’avvocato Fabrizio Di Cicco, a cui sono risaliti gli investigatori sulle tracce del numero di cellulare da cui provenivano le telefonate.
Il giudice, Andrea Di Berardino, ha creduto alle tesi dell’accusa secondo cui eraDi Stefano l’uomo che, nell’arco di un anno, ha fatto moltissime telefonate al 118, tanto da interrompere la normale attività della centrale operativa diretta da Dante Ranalletta. L’accusa, infatti, è di interruzione di pubblico servizio, non permettendo più il regolare svolgimento dell’attività della centrale operativa. Le telefonate sono state davvero molte. Il capo di imputazione steso dalla procura a suo carico dice, infatti, che l’autore delle telefonate «turbava la regolarità dell’unità operativa del 118 di Chieti in quanto effettuava numerosissime telefonate al 118, sia in ore diurne che notturne».
A stare a quanto risulta dalle indagini della procura questo comportamento è stato accertato dal 9 giugno 2014 al 24 giugno 2015.
Nelle «numerosissime telefonate» l’uomo riattaccava quando sentiva una voce maschile. E si scatenava, invece, quando ne sentiva una femminile. Allora partivano insulti e parolacce e arrivavano persino richieste a sfondo sessuale. Nel migliore dei casi si assisteva a silenzi inquietanti. Tutto assolutamente senza una giustificazione di sorta.
Lavorare in quelle condizioni per gli operatori del 118, e soprattutto le operatrici, era diventato difficoltoso e faticoso. Oltre al fatto che la linea rimaneva spesso occupata per gli utenti che avevano legittimamente bisogno del servizio di soccorso. «In tal modo l’uomo», rileva infatti la procura, «impegnava a lungo la predetta linea telefonica di fatto distogliendo gli operatori dalle loro funzioni istituzionali».
Il ventottenne ha avuto comunque il beneficio della sospensione della pena e la non menzione nel casellario giudiziario. La pubblica accusa aveva chiesto per lui una pena di sei mesi. (a.i.)
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