Intasca il ticket pagato dal paziente
Condannato a due anni e mezzo per peculato e truffa dipendente del laboratorio analisi della Asl
CHIETI. Due anni e sei mesi di pena e 5mila euro di risarcimento alla Asl per il dipendente che si era intascato i soldi del ticket versati da un paziente per esami al laboratorio analisi. Si è chiuso così davanti al giudice Antonella Redaelli il rito abbreviato nei confronti di Giampiero Maccione, 63 anni di Fara Filiorum Petri, accusato di truffa e peculato. L’infermiere era in servizio presso l’Unità di patologia clinica e lavorava al laboratorio analisi generalmente come addetto allo sportello quando, nel 2013, ha tenuto per sé i 220 euro che un paziente del Vastese gli aveva dato per pagare il ticket relativo a diversi esami richiesti.
È stato proprio il paziente a denunciare il comportamento dell’infermiere. L’uomo aveva chiesto a Maccione la possibilità di effettuare delle analisi specifiche.
Maccione gli avrebbe risposto che quei test particolari non venivano fatti nel laboratorio analisi dell’ospedale teatino, ma che si poteva interessare lui di persona per far fare altri esami che potevano andar bene lo stesso. A questo punto ha chiesto e ottenuto di sottoporre il paziente un prelievo di sangue e un tampone e poi ha chiesto i 220 euro per il pagamento del ticket, sebbene poi di fatto l’esame diagnostico prescritto non è stato mai portato a termine.
Di qui la truffa nei riguardi del paziente, e il peculato nei confronti della Asl per essersi appropriato di attrezzature e mezzi non propri, compreso quando ha utilizzato la linea telefonica del laboratorio analisi per trasmettere via fax a casa del paziente l’esito degli esami del sangue che gli aveva fatto fare da un’addetta alla cui identità non si è mai risalito. Quanto ai 220 euro del ticket che si era preso, l’infermiere non aveva mai rilasciato al paziente la ricevuta, dicendo che gliela avrebbe data in un secondo momento.
Ma è stato proprio questo particolare che ha insospettito il paziente che in seguito ha ritelefonato per avere la ricevuta, ma Maccione lo ha sempre evitato con delle scuse.
Il paziente un giorno si disse pronto anche a tornare a Chieti per riprendere la ricevuta ma l’infermiere disse che se quel giorno fosse andato all’ospedale non lo avrebbe trovato perché non stava lavorando. L’uomo non si arrese e si recò al laboratorio dove incontrò proprio l’addetto che non doveva esserci, con il quale, però, non fu possibile parlare. A questo punto il paziente decise di recarsi a parlare con gli addetti dell’Urp, ai quali raccontò tutto l’accaduto. Dall’Urp la segnalazione fu inviata direttamente all’allora direttore generale della Asl teatina, Francesco Zavattaro, che denunciò l’accaduto alla Procura della Repubblica.

