Intascano i soldi delle bollette dell’acqua

16 Marzo 2018

Blitz dei carabinieri, ex dipendenti sotto accusa: presi pagamenti in contanti, ma sui conti non ci sono tracce dei versamenti

CHIETI. Vanno a pagare le bollette dell’acqua nella sede della Teateservizi, consegnano i soldi in contanti agli operatori, ma sui conti correnti della società pubblica non risulta nulla.
Nasce così l’inchiesta della procura teatina su alcuni ex dipendenti della Teateservizi (non si sa se uno solo o più di uno) che lavoravano allo sportello idrico, sportello che adesso, almeno formalmente, non esiste più. Dal primo gennaio, infatti, il servizio è stato passato all’Aca, anche se gli operatori di Teateservizi continuano a prestare assistenza agli utenti, fino a quando l’Aca non sarà operativa in città. Teateservizi, come regola generale, non può prendere soldi in contanti dai contribuenti. Ma forse questo non tutti lo sanno. Oppure qualcuno può aver chiesto ai dipendenti del Servizio idrico di venire loro in aiuto prendendo i soldi in contanti e pagando in un secondo momento il dovuto nella formula corretta, tramite, cioè, bollettino postale, bonifico bancario, F24, o il servizio online PagoPA. Sta di fatto che i soldi lasciati a qualcuno degli ex addetti di quel Servizio non sono mai arrivati a destinazione. «Ce ne siamo accorti», spiega il direttore di Teateservizi Antonio Barbone, «grazie alle dichiarazioni di alcuni contribuenti che, dopo aver ricevuto il sollecito di pagamento di fatture del canone idrico, hanno chiesto l’annullamento del sollecito stesso dichiarando di aver pagato in contanti nelle mani degli operatori addetti». Avendo passato il servizio all’Aca, la società pubblica ha messo alla porta tutti gli 8 dipendenti che gestivano il Servizio idrico, a cui dal primo gennaio non è stato rinnovato il contratto. Visto che, però, Aca non era ancora in grado di gestire il servizio in proprio, la società ha deciso dallo scorso gennaio di venire comunque incontro alle necessità degli utenti con propri dipendenti. Gli 8, invece, non sono stati più ripresi. E a questo punto la situazione per loro si complica. Anche perché, se l’inchiesta, ora solo all’inizio, dovesse andare in porto, rischiano (non si sa in quanti) un’accusa che va dal peculato all’appropriazione indebita. Di mezzo ci potrebbe essere anche la falsificazione dei bollettini. Sembra infatti che ci fossero falsi bollettini che attestavano l’avvenuto pagamento. La scoperta degli ammanchi è stata riferita al direttore Barbone che, da responsabile della Prevenzione e Corruzione, ha dovuto rivolgersi in Procura. Mercoledì scorso i carabinieri sono arrivati nella vecchia sede di via Vicoli per sequestrare documenti all’Ufficio riscossione del canone idrico. Per seguire la vicenda da ieri Teateservizi ha anche un consulente legale: è l’avvocato francavillese Luca Paolucci che ieri ha firmato la lettera d’incarico che gli ha sottoposto l’amministratore unico Carlo Festa.