Interventi slittati, in arrivo due anestesisti

14 Luglio 2020

La Asl pronta a mandare personale all’ospedale, il primario Amato: sono pochi, richiamiamo i pensionati

VASTO. La carenza di anestesisti all’ospedale San Pio non smette di creare disagi ai pazienti. Si allunga la lista delle emergenze e gli interventi chirurgici continuano a essere rinviati. Ieri mattina, dopo una richiesta di aiuto lanciata ai carabinieri da un ragazzo che aspettava un intervento da mercoledì scorso, l’operazione è stata eseguita. Ma le soluzioni tampone, ormai, non bastano più. Serve nuovo personale e il primario di Radiologia, Maria Amato, propone di far rientrare gli anestesisti andati in pensione. E la Asl pare che stia valutando l’ipotesi.
Certo è che il caso del ragazzo di 19 anni che ha aspettato 5 giorni per l’intervento è emblematico: il giovane ha avuto un incidente mercoledì scorso mentre era su una giostra a Termoli. Portato a Vasto, gli è stata diagnosticata una duplice frattura della tibia. Gli ortopedici hanno programmato l’intervento ma, venerdì, l’operazione è saltata. Sabato il ragazzo è stato tenuto a digiuno e preparato. L’ortopedico ha atteso per ore la disponibilità di un anestesista ma, nel pomeriggio, al paziente è stato annunciato un nuovo rinvio. Il 19enne ha trascorso la domenica in preda a fortissimi dolori. Poi, mentre Stefano Moretti chiedeva l’intervento della Procura, i familiari del giovane sono andati dai carabinieri.
Lo stato d’animo dei medici che impotenti subiscono il blocco degli interventi è di incredulità e rabbia. Il manager della Asl Thomas Schael, nel corso dell’incontro in ospedale con i primari, ha dichiarato che su 11 aspiranti anestesisti solo due hanno accettato la sede di Vasto. «Due del concorso che prendono servizio», commenta il primario di Radiologia, Maria Amato, «è una buona notizia, ma due anestesisti non bastano. Negli ultimi tre anni sono andati in pensione 9 anestesisti: un patrimonio. Per molti andare via è stato un segno di insofferenza alle difficoltà quotidiane e hanno utilizzato la prima finestra possibile. Farli rientrare in libera professione per traghettarci oltre l'emergenza potrebbe essere una soluzione». La speranza è che il suggerimento venga preso in considerazione. «È necessario»,prosegue Amato, «fare un ponte verso una soluzione che ci consenta di guardare al futuro. So che nel frattempo chi è andato in pensione ha riempito la sua vita di altro, ma forse qualcuno dei nove può essere interessato a un rapporto libero-professionale o semplicemente ha a cuore il presente e il futuro dell'ospedale». (p.c.)