«Intitoliamo un’aula al giudice Redaelli»

25 Agosto 2017

La proposta dei penalisti di Chieti. Così vogliono ricordare il magistrato che ha lavorato fino all’ultimo respiro

CHIETI. Madre di tre figli, giudice molto preparato e donna di forza e coraggio. Che l’hanno spinta a lavorare fino all’ultimo respiro. A pochi giorni dalla scomparsa di Antonella Redaelli, morta all’età di 50 anni per malattia, i penalisti di Chieti propongono di intitolarle un’aula del tribunale. A parlare, in questa intervista al Centro, è l’avvocato Goffredo Tatozzi, presidente della Camera penale.
Avvocato Tatozzi, perché la dedica alla giudice Antonella Redaelli?
«Perché è stato un magistrato molto equilibrato, legato alla città e, fino all’ultimo secondo, rimasto a lavorare. Anche nei periodi in cui era molto malata, non ha mai interrotto il rapporto con il tribunale. E’ stata una persona sempre molto aperta. Una persona con cui si poteva parlare».
Che ricordo ha di lei?
«Ho il ricordo di un giudice molto umano che applicava spesso il buon senso nelle sue decisioni».
Il legame della Redaelli con Chieti rende quasi necessaria questa dedica?
«Assolutamente sì, perché è sempre stata presente, anche nei periodi in cui era molto sofferente».
Si sente di fare questa proposta sia come avvocato, sia come persona che ha conosciuto Antonella Redaelli sia e soprattutto come presidente della Camera penale, di concerto con i suoi colleghi con i quali si è confrontato?
«Ne ho parlato con il vicepresidente Italo Colaneri. Certamente avanzeremo formalmente la proposta al presidente, Geremia Spiniello. La riteniamo una cosa importante, anche perché ci sono le nuove aule da inaugurare».
E’ vero, si potrebbe intitolarle una delle due nuove aule del tribunale, l’altra porterà il nome di Pasquale Galliano Magno, l’avvocato di parte civile nel processo agli assassini di Matteotti, oppure l’aula del gip?
«L’aula del gip è quella che l’ha vista protagonista, dove ha svolto le funzioni a Chieti. Lei è stata anche giudice monocratico a Ortona».
Pensa che la città accoglierà in maniera positiva questa proposta che parte da voi penalisti?
«Penso proprio di sì perché Antonella Redaelli era molto disponibile nel dialogo extra-processuale».
Ha qualche ricordo particolare?
«Soppesava le decisioni e conosceva sempre bene i fatti. Approfondiva anche i casi di poco conto. E non interrompeva mai gli avvocati durante le arringhe. Lascia di sé un ottimo ricordo. Lo dimostra la folla che ha voluto partecipare all’ultimo saluto della giudice che, fino alla fine, ha amato il suo lavoro».