Invasione cinghiali, Copagri contro gli Atc
Il presidente D’Amico bacchetta gli Ambiti territoriali di caccia: vanno tutelati anche gli agricoltori
LANCIANO. «Tutti si impegnino per risolvere il problema dei cinghiali, compresi gli Atc che non devono guardare a interessi particolari». È l'appello che Camillo D'Amico, presidente della Copagri Abruzzo, rivolge a pochi giorni (la riunione è fissata per il 7 dicembre) dalla Commissione deliberante regionale nella quale si può cambiare il regolamento venatorio.
Mentre si rinviano le decisioni, i cinghiali continuano a causare danni alle colture e incidenti stradali anche gravi. «Lo sforzo compiuto da tutte le organizzazioni professionali agricole regionali nel trovare una posizione unica e unitaria per formulare proposte di modifica al vigente piano di contenimento degli ungulati (cinghiali) deve essere imitato anche dagli Atc (Ambiti territoriali di caccia) perché, altrimenti, si paleserebbe una chiara azione di dilazione dei tempi che mirerebbe a salvaguardare solo gli stretti interessi del mondo venatorio non certo di quello agricolo che, a parole, tutti asseriscono di volere tutelare e salvaguardare» sostiene D’Amico circa l’atteggiamento che hanno assunto alcuni Atc in merito alle proposte di modifica predisposte congiuntamente dall’assessorato regionale alle Politiche Agricole, Caccia e Pesca e dalla collegata Presidenza della commissione consiliare permanente sul vigente regolamento per il contenimento dei cinghiali.
«Ora che le Province hanno finito le loro funzioni e siamo in un tempo di redistribuzione delle competenze, più nessuno può chiamarsi fuori dall’assunzione delle responsabilità». La Regione dovrebbe adottare le modifiche proposte al regolamento in tempi brevi e avviare le modifiche necessarie alla legge regionale 10/2004 in quelle parti che definiscono i ruoli e le funzioni degli Atc prefigurando le presidenze dei Comitati di Gestione anche in capo ai rappresentanti del mondo agricolo oltre che accelerare la predisposizione di un nuovo Piano faunistico. «Gli Atc» auspica D’Amico «adottino uno sforzo culturale di fare sintesi tra loro guardando agli interessi generali e non solo a quelli particolari del mondo venatorio sempre disunito. Il mondo ambientalista, invece, sia più presente e partecipe alla tutela del territorio rifuggendo da posizioni estreme e di pura conservazione». (m.d.n)

