«Investimenti e benessere Con me la città crescerà»

Intervista all’ammiraglio Rinaldo Veri, candidato sindaco del centrosinistra «Il corso con i negozi chiusi è un problema di tutti. Non aumenterò le tasse»
ORTONA. Rimettere in moto la città è l’obiettivo dell’ammiraglio Rinaldo Veri, candidato sindaco di Ortona sostenuto da una coalizione di centrosinistra composta da serie di forze politiche, tra cui spicca il Partito democratico. L’aspirante primo cittadino ha sulle spalle una gloriosa carriera militare, che lo ha portato a rivestire fino al 2015 anche la carica di presidente del Centro alti studi per la difesa.
Quale sarà il tema centrale della sua campagna elettorale?
«Ridare fiducia alla cittadinanza ortonese perché ad oggi vedo delle facce disorientate, un popolo sfiduciato che non crede più in niente e rischia di non andare a votare. Dobbiamo ridare alle persone la dignità che meritano».
Ha in mente delle soluzioni per far crescere il tasso di occupazione giovanile?
«Stiamo vagliando tante iniziative. Il programma d’altronde è già scritto perché i problemi di Ortona esistono da decenni. Io farò tutto ciò che è possibile per tentare di riportare qui un po’ di investimenti di livello nazionale e internazionale, cercando di riprendere subito la gestione diretta della zona industriale da dove tutti scappano. Dobbiamo invertire questa tendenza e farli tornare indietro».
Quali interventi si possono attuare per far fronte alla crisi del commercio locale?
«Dobbiamo sviluppare iniziative in grado di riportare benessere diffuso a Ortona. Se noi riusciamo a fare questo, automaticamente si mette in moto una macchina virtuosa: aumenta la popolazione che entra in città, aumentano le persone che spendono e di conseguenza riattiviamo il commercio. Fare una passeggiata lungo corso Vittorio Emanuele e vedere le serrande dei negozi abbassate, è un problema che riguarda tutti noi e sul quale dobbiamo intervenire al più presto».
Capitolo tasse. Si può ipotizzare un abbattimento delle imposte comunali?
«Non è un segreto che il bilancio comunale non è dei migliori, anche se non voglio definirlo disastrato come spesso hanno fatto in molti. Non voglio fare promesse che non potrei mantenere, ma posso dire che il mio impegno sarà quello di esaminare bene la situazione e cercare di risanarla seriamente, non attraverso delle manovre clientelari o populiste perché in quel caso il problema verrebbe solo rimandato. Il criterio che mi ispirerà sarà quello di non far ricadere sul cittadino la mala gestione del passato. Quindi farò il possibile per non mettere la mano in tasca agli ortonesi».
Ortona è anche una città culturale. Chi potrebbe ricoprire il ruolo di assessore alla cultura?
«Preferisco non fare nomi ora, però ribadisco che cultura e turismo saranno due dei punti centrali del mio programma. Il turismo è un argomento di cui sento parlare da trenta anni, ma credo che se ne sia fatto ben poco. Intendo valorizzare la storia di Ortona, i suoi quartieri, a partire da Terravecchia. Mi piacerebbe rendere la città più accogliente in maniera strutturata, non con iniziative singole. Qualora non dovessero bastare le strutture alberghiere, ad esempio, abbiamo già intenzione di creare una rete di tutti gli appartamenti sfitti, che mi risulta siano attorno a 500 ad Ortona, e metterli in un circuito che risponde a certi criteri di qualità, proprio per rendere attrattiva e vivibile questa città al turista».
In merito al possibile insediamento dell’impianto gpl e sulla sanità quali sono le sue posizioni?
«Sul gpl ritengo che non ci siano le condizioni per la realizzazione di un tale impianto nel porto, che è di tutti gli operatori e non può essere monopolio di un solo insediamento. Per cui a oggi sono contrario al progetto. Sulla questione della sanità, la città è stata depauperata di tanti servizi. Chi ha fatto le scelte non ha tenuto conto della popolazione e di tanti servizi utili e comodi per il cittadino, il quale rimane il mio primo interlocutore. Perciò darò il massimo per difendere quello che abbiamo e farò il possibile per riportare i servizi che gli ortonesi mi chiedono».
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