«Io, accoltellata da mio marito Alle donne dico: denunciate»

Marina Salute parla dopo la sentenza: «Non provo odio per il padre dei miei figli, ma non lo perdono Ho vinto perché avevo solo l’1% di possibilità di vivere. Chi soffre per le violenze chieda subito aiuto»
CHIETI. «Non lo odio, perché resta il padre dei miei figli. Ma non potrò mai perdonarlo». Marina Salute, 51 anni di Torrevecchia Teatina, accetta di parlare poche ore dopo la condanna a dieci anni di reclusione del marito che, otto mesi fa, ha tentato di ucciderla. Quella sera – era il 18 gennaio – Roberto Salute (i due hanno lo stesso cognome) l’ha colpita due volte con un grosso coltello da cucina. Poi, è salito in macchina e ha raggiunto la caserma dei carabinieri per costituirsi. Ieri mattina, in tribunale a Chieti, è arrivata la sentenza di primo grado con il rito abbreviato, una scelta processuale che ha consentito a Roberto di beneficiare dello sconto di un terzo della pena.
Marina, questa sentenza cosa significa per lei?
«È la mia vittoria. La dedico a chi sta soffrendo a causa di violenze domestiche. Io ho sofferto per 33 anni... Ma ciò che mi preme di più è lanciare un messaggio».
A chi vuole rivolgersi?
«A tutte le donne che subiscono prevaricazioni dico di denunciare: non chiudetevi in voi stesse, dovete avere il coraggio di chiedere aiuto».
Perché non potrà mai perdonare suo marito?
«Dopo le coltellate, ho affrontato tredici ore di intervento chirurgico. Non ho più la milza, ho il diaframma collassato, ho i polmoni e il fegato con i punti. Avevo l’1% di possibilità di rimanere in vita. Anche se adesso sono messa male, ce l’ho fatta. Ecco perché dico che ho vinto».
Le indagini hanno accertato che l’aggressione nei suoi confronti è maturata in un contesto di violenze domestiche sistematiche.
«Il presunto tradimento non c’entra assolutamente nulla, anche perché non c’è stato. Da sette anni volevo separarmi, perché è stato sempre un padre-padrone. Il problema grande è che lui non ha mai accettato nostro figlio disabile, pur gestendo i suoi soldi. Nel momento in cui sono stata nominata amministratore di sostegno e non poteva più toccare il denaro, mi ha tagliato tutti i viveri e lui pagava solo le bollette».
Che cosa ricorda del giorno del tentato omicidio?
«Quella sera, in realtà, non abbiamo litigato. Ricordo ogni singolo dettaglio. Quando sono rientrata dalla parrucchiera, lui era sul letto: gli ho chiesto se aveva mangiato e mi ha risposto di no. Dopodiché ho preparato il cibo e abbiamo cenato tutti e tre insieme. A quel punto ho lavato nostro figlio. Dopo una doccia, mi sono seduta sulla poltrona. Lui si è avvicinato chiedendomi di andare al letto (per avere un rapporto sessuale, ndr). Io mi sono rifiutata e, da quel momento, ha iniziato ad agitarsi. Mi ha chiesto le chiavi della macchina (poi ho scoperto che gli servivano per mettere un gps). Quando è rientrato in casa, ha chiuso la porta blindata a chiave, una cosa che non faceva mai».
Poi che cosa è successo?
«Si è messo al letto. Ma era sempre più agitato, tant’è che è uscito di nuovo per raggiungere casa di nostra figlia, che vive al piano superiore. Quando è rientrato definitivamente, pensavo che stesse andando verso la stufa. Invece mi ha tirato la prima coltellata all’addome. Non contento, ha gettato il coltello per terra e mi ha buttato sul pavimento. Io non riuscivo neanche a parlare. Ha iniziato a colpirmi con i pugni alla testa, mi prendeva a parolacce, diceva che voleva ammazzarmi e che dovevo morire. Non riuscendoci, ha preso ancora il coltello e me lo ha conficcato sotto la spalla. Io sono riuscita a sfilare la lama e scappare da mia figlia Pamela».
Suo marito, invece, si è allontanato in automobile.
«Ha chiamato il suo avvocato, dicendo di avermi accoltellato e di non aver chiamato i soccorsi perché lo aveva fatto la figlia. Poi ha telefonato anche all’investigatrice privata alla quale si era rivolto: era convinto che mi rifiutassi di andare al letto con lui perché avevo un altro».
Si è mai chiesta qual è il vero motivo per il quale Roberto l’ha accoltellata?
«Perché, dopo la mia decisione di lasciarlo, temeva di perdere la casa. Voleva cacciarmi, per pochi soldi, insieme a nostro figlio disabile. “Tu hai chiesto la separazione e tu devi andare via”: diceva così. Quando si è reso conto che, con un figlio disabile, io di certo non sarei stata mandata via, ha deciso di uccidermi. Come dire: niente per me e niente anche per te. Io ho pure una registrazione...».
Di cosa?
«Una settimana prima dell’aggressione mi ha detto chiaramente che voleva ammazzarmi, accompagnando la conversazione con parolacce e insulti».
Roberto le ha chiesto perdono già nelle ore successive all’accoltellamento.
«Sì, ma io ho sempre ribadito che non riuscirò mai a perdonarlo. Se io fossi morta, i miei figli sarebbero rimasti senza una madre. E mio figlio vive in simbiosi con me, io faccio ogni cosa per lui. Quella sera ha sentito tutto, era al letto: non mi ha visto per 21 giorni, è stato male, ha sofferto tanto».
La pena di 10 anni di reclusione è giusta?
«Sì, perché non c’è alcun dubbio sul fatto che volesse uccidermi: ha colpito zone vitali. La risposta della giustizia è stata celere. Lui ha sbagliato e deve pagare».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

