«Io costretto ad emigrare, da sarto divenni operaio»

Il lancianese Agostino Bellini, 90 anni appena compiuti, si racconta al Centro Primo abruzzese a Hufingen (Germania), dove portò la sua passione per il calcio
LANCIANO. Ha compiuto 90 anni tondi tondi Agostino Bellini, “Agustinello” per gli amici, per un trentennio emigrante in Germania dove è stato fondatore e animatore delle principali associazioni che hanno raccolto abruzzesi e lancianesi in terra tedesca. Nato nel 1928 nella casa del rione Fenaroli dove ancora risiede, per festeggiare i suoi 90 anni “Agustinello” si è regalato un altro libro di memorie, dopo quello dato alle stampe nel 2015 che ripercorre la sua vita con foto, documenti, articoli di giornale e testimonianze. Bellini arrivò in Germania nel 1960, appena sposato con Vincenza e con un figlio appena nato, per lavorare come operaio generico. In realtà aveva lasciato Lanciano da artigiano, “mastro sarto”, qualifica che aveva ottenuto nel 1952 dopo aver prestato servizio nelle principali botteghe locali. All’epoca in città le sartorie erano una cinquantina. Ma il lavoro, e i soldi, in una regione appena uscita dalla guerra, non abbondavano. Fu così che decise di partire e tentare la fortuna in Germania. Gli inizi furono difficili, a partire dallo scoglio non indifferente della lingua, in una comunità dove Agostino fu tra i primi italiani ad arrivare. Passò le visite mediche a Chieti e poi a Verona, prima di “arruolarsi” come operaio generico. All’epoca, infatti, non erano richiesti sarti oltre le Alpi, e così preferì andare sul sicuro. Quando arrivò a Hüfingen, cittadina nel land del Baden-Württemberg che oggi conta circa 8mila abitanti, c’erano appena una manciata di italiani, giunti il giorno prima di lui. Era l’unico abruzzese, anche se presto altri italiani, corregionali compresi, iniziarono ad arrivare in massa. Per anni fu un punto di riferimento della comunità straniera di questa porzione di Germania. Instancabile organizzatore di manifestazione ricreative, dai tornei di calcio a quelli di calcio balilla, dai recital di poesia dialettale alle proiezioni di film. In quegli anni, come pure in seguito, ricoprì incarichi di rilievo in più di un sodalizio di emigrati: Associazione emigrati abruzzesi di Hüfingen, Associazioni federate abruzzesi in Germania, Associazione lancianesi emigrati abruzzesi nel mondo. Quest’ultima associazione, tra le sue iniziative, annovera quella dell’intitolazione della piazzetta dell’Emigrante frentano nel 1998 di fronte alla chiesa di San Nicola, nel quartiere Sacca a Lanciano. Chi conosce oggi “Agustinello” sa che è un grande appassionato di calcio, sempre vicino ai colori rossoneri del Lanciano. E anche in Germania per lui il calcio ebbe un ruolo importante. A Lanciano Bellini aveva giocato le prime partite in strada con palloni di fortuna, ma faceva parte della squadra del quartiere Sacca nel primo Dopoguerra. Era un calciatore eclettico, capace di ricoprire diversi ruoli, e per la sua corsa incessante era soprannominato “la Volante”. Nel Baden-Württemberg la passione per la sfera di cuoio non lo abbandonò mai: inizialmente militò nel Pforen e poi vestì la maglia dell’Hüfingen. Fu poi allenatore con ottimi risultati di diverse formazioni locali, formate in buona parte da italiani: Fiamma Italia, Siciliana Tuningem, Milan Club; organizzò nel 1971 un torneo “Città di Lanciano”, con coppa per il vincitore messa in palio dall’amministrazione comunale; fu socio fondatore della Federazione italiana per lo sport e la cultura all’estero (Fisc), organizzazione all’interno della quale ricoprì diversi incarichi. Per quanto integrato e ben voluto a Hüfingen, il ricordo e l’amore per la sua Lanciano non lo hanno mai abbandonato. Nel 1987 provò ad aprire un’attività in città, un bar all’interno del mercato coperto nel quartiere Santa Rita, che purtroppo presto chiuse. Rientrò definitivamente nel 1991: nel primo libro che ha dato alle stampe è esemplare la foto della partenza dei Bellini, dove posano persone originarie di ogni parte d’Europa. Quando a Hüfingen hanno saputo del libro che raccontava la sua vita, le autorità locali lo hanno invitato a tornare in Germania, dove mancava da quasi dieci anni, per presentare la pubblicazione anche lì.
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