«Io, l’ultimo profugo istriano»

1 Marzo 2018

Agostinis fuggì con la famiglia nel 1947: l’esodo immortalato in una foto-simbolo 

LANCIANO . L’ultimo profugo istriano rimasto in città, immortalato in un’immagine simbolo dell’esodo italiano dai territori passati alla Jugoslavia nel 1947, ha partecipato quest’anno per la prima volta, tra l’altro casualmente, alla manifestazione in occasione del Giorno del ricordo. Carlo Alberto Agostinis, nato a Pisino (oggi Pazin, in Croazia) nel 1944, lo scorso 10 febbraio era per caso in auto lungo viale Della Rimembranza. «Stavo passando in macchina, ho visto la folla e mi sono fermato», racconta Agostinis, «ho saluto il sindaco Mario Pupillo che, nonostante sia stato il mio medico, non sapeva delle mie origini istriane». Gli Agostinis sono una delle migliaia di famiglie italiane che in quei giorni drammatici hanno lasciato Istria, Giulia e Dalmazia che stavano diventando per loro territorio straniero. L’unica che si è stabilita qui nel Dopoguerra e vi è rimasta, dove Carlo Alberto si è sposato e ha due figli che oggi vivono fuori regione. Il piccolo Agostinis, nell’ultimo giorno trascorso nella sua terra natale, è stato immortalato in uno scatto diventato un simbolo, tanto che è stato anche utilizzato per la copertina di un libro sull’esodo italiano e le foibe. «La fotografia è dell’11 febbraio, il giorno dopo l’entrata in vigore del trattato che assegnava alla Jugoslavia le terre dove eravamo nati e cresciuti», ricorda Agostinis, «di quel giorno non posso ricordare nulla perché ero troppo piccolo. Però ricordo la vita degli anni successivi, quando inizialmente eravamo stati sistemati nei campi profughi: i miei fratelli erano rimasti a Trieste, a casa di alcuni parenti, prima di raggiungerci in Abruzzo. Gli esuli venivano distribuiti un po’ in tutta Italia e mio padre ha avuto l’opportunità di lavorare qui». Il padre era infatti impiegato all’Istituto nazionale per l’assicurazione contro le malattie (Inam), ente pubblico inglobato nel Servizio sanitario nazionale a fine anni ’70. Fu così che, passando prima per Ortona e poi per Chieti Scalo, gli Agostinis si sono stabiliti a Lanciano. Il nome Agostinis tra l’altro è molto conosciuto dagli sportivi lancianesi: i figli maggiori Mario e Franco, nati rispettivamente nel 1937 a Pisino e nel 1938 a Pola, sono stati calciatori della Pro Lanciano a cavallo tra gli anni ’60 e ’70, e hanno raggiunto qui la famiglia tra il ’49 e il ’50. Agostinis ha vissuto le peripezie dell’esodo soprattutto attraverso i racconti dei genitori e dei fratelli maggiori: «All’improvviso si doveva decidere se rimanere in Istria per essere una minoranza che non avrebbe avuto voce in capitolo, senza stabilità, dove avremmo perso il lavoro, oppure andarcene. E così si partiva di fretta, come meglio si poteva, portando quello che si riusciva a prendere, chiudendo la porta di casa e lasciandola a chi sarebbe arrivato con tutto quello che c’era dentro. Qui siamo stati accolti bene», sottolinea Carlo Alberto, «ci siamo sentiti subito a casa: l’Abruzzo era molto simile alla regione che lasciavamo».
Andrea Rapino
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