«Io, portata sul lido e violentata» Dal gip il caso-choc di una turista

La presunta violenza l’estate scorsa a San Salvo da parte di un giovane conosciuto poco prima in un bar Il pm ha chiesto l’archiviazione ma la parte offesa si è opposta: «La ragazza era ubriaca e non capiva»
VASTO. Un caso di violenza sessuale nell’udienza di giovedì prossimo davanti al gip del tribunale di Vasto, Anna Rosa Capuozzo. A lei chiede giustizia una giovane turista americana che ha denunciato di essere stato costretta ad avere rapporti sessuali da un albanese conosciuto in un bar. La violenza sarebbe avvenuta sulla spiaggia di San Salvo, dove la giovane, domiciliata a Vasto, era stata portata insieme a un altro gruppo di amici. La ragazza quella sera aveva bevuto qualche bicchiere di troppo, particolare che, a detta del suo legale, l'avvocato Antonello Cerella, l'avrebbe resa ancora più vulnerabile. Non la pensavano così i magistrati che si sono occupati un anno fa del caso. I giudici non hanno escluso un consenso della vittima e per questo hanno chiesto l'archiviazione del caso. Immediata l'opposizione. «Al gip», afferma l'avvocato Cerella, «dimostreremo che proprio perché ubriaca, e questo risulta da numerose testimonianze, la mia cliente non era in grado di intendere, volere e reagire. L'accusato ha approfittato dello stato di alterazione psichica della giovane dovuta all'assunzione di bevande alcoliche».
La vicenda risale alla scorsa estate. La sera del 4 agosto la ragazza, poco più che maggiorenne e nata a New York, ha raggiunto un locale di Vasto Marina per riprendere il cellulare che aveva lasciato. Lì ha conosciuto un giovane che prima ha detto di chiamarsi Antonio ma poi ha rivelato di essere straniero e di origine albanese. Con lui e con altre persone la ragazza ha raggiunto una discoteca di San Salvo Marina. Dopo qualche ora in quattro, dalla discoteca si sono spostati sulla spiaggia. «Non ricordo come mai mi sono ritrovata distesa sulla sabbia e senza biancheria intima», ha denunciato la ragazza ai carabinieri. «Il mio aggressore stava abusando di me. A un certo punto non so come ho trovato la forza per scappare. In un bar di San Salvo ho trovato persone che mi hanno aiutato e sono riuscita a tornare a Vasto. Un ragazzo mi ha dato un passaggio in moto. Ero scioccata. Non riuscivo a ricordare cosa era successo ma sicuramente ho subito violenza».
Altri drammatici passaggi raccontano le condizioni in cui era quella notte la ragazza. Superati i primi comprensibili momenti di sgomento la giovane ha presentato una denuncia ai carabinieri. I tanti «non ricordo», l'assenza di riscontri medico-legali della presunta violenza sessuale (la ragazza non ha chiesto aiuto al pronto soccorso) e la decisione di far ritorno negli Stati Uniti poche ore dopo i fatti, hanno spinto i giudici a ritenere che la ragazza fosse stata consapevole dei rischi che correva e consenziente con l'amico appena conosciuto. Il pm non ha ritenuto possibile ipotizzare una ragionevole previsione di condanna a carico dell'indagato. Una decisione a cui l'avvocato Cerella si è opposto.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

