«Io ricercatore ostacolato ora mi hanno tolto la dignità»

18 Marzo 2015

SANTA MARIA IMBARO. «La morte del Negri Sud era già scritta, a partire dal 2007, quando abbiamo assistito ad un inesorabile disimpegno da parte del Negri Milano». A parlare con l'amarezza in gola è...

SANTA MARIA IMBARO. «La morte del Negri Sud era già scritta, a partire dal 2007, quando abbiamo assistito ad un inesorabile disimpegno da parte del Negri Milano». A parlare con l'amarezza in gola è Vincenzo Di Matteo, 50 anni, ricercatore di neurofisiologia (che si occupa dello studio di malattie degenerative e neuropsichiatriche) tra i più esperti e produttivi scienziati dell'istituto di Santa Maria Imbaro: laurea in biologia, dottorato di ricerca, specializzazione e oltre 60 lavori scientifici pubblicati sulle più prestigiose riviste internazionali. Eppure Di Matteo già dal 2007, nonostante i vari studi portati avanti con successo e progetti avviati e finanziati, aveva ricevuto la lettera di licenziamento. Perché? «Me lo sono sempre chiesto», racconta Vincenzo che, tra gli scienziati del Negri Sud ha uno dei più alti indici Hirsch, parametro che quantifica la prolificità e l'impatto del lavoro degli scienziati basandosi sul numero delle pubblicazioni e delle citazioni ricevute, «ho dovuto sempre lottare per portare avanti i progetti che mi erano stati assegnati e che, in più di un'occasione, erano stati anche bloccati dal direttore Gianni Tognoni senza un motivo apparente. Nonostante i lavori e i finanziamenti sono stato messo in cassa integrazione a zero ore, nell'impossibilità di svolgere le mie ricerche». La sensazione, per Di Matteo, è che ci fosse un preciso disegno da parte sia di Tognoni che del presidente del Negri Milano, Silvio Garattini, di «svuotare la ricerca di base del Negri Sud per lasciare in piedi solo le sedi di Milano e Bergamo». «Sono stato ostacolato in tutti i modi», denuncia, «lasciato solo nel mio laboratorio dopo la malattia e la morte prematura del mio responsabile, con attrezzatura obsoleta e in cassa integrazione. Mi è stata vicina solo la dottoressa Andreina Poggi, che ringrazio. Ho sempre lavorato per la ricerca, l'ultimo mio lavoro è del febbraio scorso, ma ora mi hanno tolto la vita e la dignità». (d.d.l.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA