«Io, troppo amareggiato dallo scandalo»

24 Ottobre 2016

Inchiesta sull’arsenico nel fiume: dipendente storico del Consorzio di Bonifica Centro scrive una lettera e chiede scusa a tutti

CHIETI. Lavora al Consorzio di Bonifica Centro da oltre 35 anni. Su di lui l’inchiesta sull’arsenico nel fiume Pescara, i 4 arresti e le accuse di inquinamento, hanno avuto un effetto choc. Non se lo aspettava. Amareggiato, si sfoga e chiede scusa nella lettera che pubblichiamo tutelando il suo nome.

«Non so cosa stia succedendo all’essere umano, ma una cosa è certa che il dio denaro sta prendendo il sopravvento su tutto; anche i valori più importanti, i principi più assoluti, la morale più unica sta soccombendo sotto il peso del profitto a tutti i costi. Come si possono accettare notizie o commentare azioni riprovevoli come queste? Il corso della giustizia darà il suo verdetto finale, ma resta l’amarezza che fatti del genere abbiano colpito il territorio che amo, ma soprattutto che artefici di tale misfatto possano essere soggetti con cui ho condiviso il lavoro di tutti i giorni.

Lavoro al Consorzio di Bonifica di Chieti da oltre 35 anni finalizzando l’attività, insieme ai miei colleghi, nel rispetto dell’uomo e soprattutto nel rispetto del territorio. Quando riuscimmo, negli anni 80, a costruire il depuratore di San Martino e il collettore fognario lungo il fiume Pescara, per il disinquinamento del fiume stesso, eravamo orgogliosi del lavoro fatto e dei potenziali dell’impianto, finalmente potevamo contribuire a rendere il nostro fiume, il nostro territorio più salubre e vivibile; avevamo anche progettato il parco fluviale, una sistemazione del fiume fino alla foce, per il quale però non trovammo i finanziamenti, erano altri gli interessi della politica. Con il nostro lavoro abbiamo cercato di migliorare i servizi offerti dal Consorzio, acqua per l’agricoltura, per le abitazioni, per le strutture commerciali, industriali, sportive e pubbliche. Abbiamo costruito tre centrali idroelettriche per la produzione di energia, indispensabile ad abbattere i costi per la forza motrice necessaria a pompare l’acqua negli invasi e nelle vasche di distribuzione, abbiamo realizzato la diga di Penne dove insiste anche un’oasi del WWF, abbiamo costruito il collettore rivierasco che dal porto di Pescara arriva ai grandi alberghi di Montesilvano, raccogliendo lungo il tragitto tutti i reflui provenienti dai nuclei urbani per convogliarli agli impianti di depurazione, abbiamo realizzato altre e altre opere a difesa del territorio e oggi essere indicati in maniera dispregiativa come una “consorteria del malaffare” mi ferisce e ferisce tutti quegli uomini e donne che ogni giorno onestamente prestano il proprio lavoro nel Consorzio. Alla luce degli incresciosi fatti evidenziati dagli inquirenti, non posso che scusarmi e sentirmi mortificato verso tutti. Il nostro lavoro, il nostro impegno deve e sarà sempre finalizzato a migliorare il territorio e di conseguenza la vita di tutti noi. Ci rimettiamo al buon lavoro degli inquirenti e delle forze di polizia. Chi ha sbagliato deve pagare, ancora di più se lo ha fatto in malafede».