«Io, un disabile lasciato in attesa per ore»
Il caso all’ospedale: il primario non va all’appuntamento, giovane in carrozzella si rivolge alla procura
CHIETI. Al clinicizzato attende ore sulla sedia a rotelle in cui è costretto fin dalla nascita, ma contattato per telefono il primario non arriva per visitarlo adducendo un impegno nel suo studio privato di Pescara. E lui si rivolge al direttore generale Francesco Zavattaro e alla Procura della repubblica perché accertino se il primario poteva comportarsi così. Lui è Lorenzo Torto, 26 anni, disabile di Rapino già noto per le sue battaglie in favore della causa degli invalidi anche in ambito europeo. Quella visita, regolarmente prenotata e concordata con il medico per venerdì scorso, era stata rimandata alla fine di un burrascoso conciliabolo telefonico tra il medico e il suo paziente attraverso la linea telefonica in uso alla segretaria del direttore di quel reparto. Il primario ha offerto l'alternativa tra una visita qualche ora dopo, alle 17 al suo studio privato, oppure l'altro ieri alle 8,30 in ospedale. Ma Torto le ha rifiutate entrambe e, tornato a casa, ha messo mano a carta e penna per scrivere al manager e alla magistratura. Si facciano ora, scrive «i dovuti accertamenti del caso su un comportamento vergognoso tenuto da questo dottore che si dimentica cosa significa fare il medico per il bene degli altri». L'appuntamento era previsto alle 11 del mattino, ma il primario non si era visto ancora alle 13, quando Torto già da due ore soffriva in sala d'attesa per la prolungata lontananza dai comfort della sua casa aggravata dai problemi di salute che l'avevano portato a prenotare quella visita. «All'atto della prenotazione avevo specificato telefonicamente alla segretaria del primario», scrive il giovane disabile nella lettera d'accusa, «che data la mia condizione di salute non potevo stare molto in attesa. La segretaria mi conferma l'appuntamento e mi dice che non avrei atteso molto visto che sono su una sedia a rotelle». Ma poi gli eventi precipitano e Torto lascia l'ospedale. «Alla fine di questa conversazione», spiega, «mostrando il mio più profondo disgusto alla segretaria, me ne torno a casa senza essere stato visitato. E umiliato dal comportamento tenuto dal dottore».
Francesco Blasi

