«Io, vivo grazie a una macchina»

4 Marzo 2017

Rischiò che il respiratore si spegnesse nel black out. Ma su dj Fabo dice: ognuno sia libero di scegliere

CHIETI. «Probabilmente dj Fabo ha scelto l’eutanasia perché in fondo lui, prima di quell’incidente, stava bene. E quindi la vita l’ha vissuta». La pensa così Massimiliano Della Torre, il 40enne di Chieti affetto da distrofia muscolare, che lo scorso 16 gennaio ha trascorso ore di paura e di terrore: nel pieno dell’emergenza neve, nella sua abitazione che si trova sulla strada per San Giovanni Teatino, andò via la corrente elettrica e il suo respiratore artificiale rischiò per ben due volte di non accendersi più. Ma dopo i soccorsi della Protezione civile e del 118, la vicenda finì, per fortuna, a lieto fine. E così ora Massimiliano dice la sua sul caso di dj Fabo, l’uomo che ha scelto l’eutanasia in Svizzera da cieco e tetraplegico, dopo aver subito le gravissime conseguenze di un incidente stradale. Una storia tragica che ha riportato al centro del dibattito pubblico nazionale un tema scottante dal momento che Fabo, ossia Fabiano Antoniani, anche lui 40enne, ha dovuto raggiungere la Svizzera, per poter ricorrere al suicidio assistito: «Ognuno deve essere libero di scegliere cosa fare. Bisogna vivere fino a quando si sente di poter vivere», spiega Della Torre. L’Italia dovrebbe dotarsi di norme adeguate per permettere, a chi è in gravissime e irreversibili condizioni di salute, di compiere una scelta del genere? «Sì», risponde Massimiliano, «ma prima bisogna garantire a chi ha bisogno terapie innovative per le patologie gravi». Della Torre ora è sereno, dopo quello spaventoso black out che avvenne in casa sua intorno alle 10 di mattina, quando i genitori di Massimiliano allertarono tempestivamente il Centro operativo comunale di protezione civile (Coc). Serviva un generatore di corrente: «Abbiamo chiamato subito i soccorsi, dopo aver installato delle pile di riserva nella macchina», raccontavano al Centro, «ma quelle batterie hanno un’autonomia di poche ore». Un’ambulanza dall’ospedale di Pescara e i volontari della Protezione civile riuscirono ad arrivare solo verso le 14. Ma come se non bastasse il gruppo elettrogeno così installato smise di funzionare nel pomeriggio: il carburante che lo alimentava terminò e Massimiliano lanciò grida d’aiuto sui social. Poco dopo accorsero dal Coc. Arrivarono circa 5 litri di benzina: «Ne stiamo facendo arrivare altri 20 per i prossimi giorni», raccontò il volontario e coordinatore della Protezione civile di Chieti e del Nucleo Operativo Teate, Antonio Mancini. Il gruppo elettrogeno tornò a funzionare, quando ad intervenire insieme a Mancini fu pure la volontaria Marisa Robuffo. Entrambi, giovedì, si sono recati negli studi televisivi Rai del programma Tutta Salute insieme a Dante Ranalletta, direttore del 118. I tre hanno così raccontato la vicenda a lieto fine di Massimiliano.

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