Isi in liquidazione D’Ercole: l’acqua sarà privatizzata

LANCIANO. «L'unica cosa importante, per la sinistra o per certa sinistra, era liberare il gestore: la Sasi, di sinistra, dal fardello economico del patrimonio delle reti idriche, rinviarne i costi...
LANCIANO. «L'unica cosa importante, per la sinistra o per certa sinistra, era liberare il gestore: la Sasi, di sinistra, dal fardello economico del patrimonio delle reti idriche, rinviarne i costi ai comuni e quindi alla collettività, e predisporre il solco per l’unico vero obiettivo: la privatizzazione dell’acqua!» È un duro commento quello di Patrizio D’Ercole ex presidente dell’Isi, dopo che l’assemblea dei sindaci-soci dell’ente il 22 dicembre scorso l’hanno messa in liquidazione. Una scelta fatta da quasi 60 sindaci dei 76 che facevano parte della società del patrimonio delle reti, sulla base di una legge regionale che ne imponeva lo sciogliemmo già dal 2011 e dopo 9 anni di discussione. Una scelta che il segretario cittadino del Pd, Leo Marongiu, nei giorni scorsi ha definito come «la migliore» perché «metteva fine ad un’annosa e incancrenita vicenda fatta di poltrone e inefficienze» e «arrivava alla fine di un processo iniziato e voluto fortemente dal centrosinistra con la nomina a presidente dell’Isi dell’avvocato Vincenzo Antonucci, che non ha preso compensi per l’incarico».
Ma D’Ercole, presidente Isi fino al 28 dicembre 2012, è di tutt’altro avviso. «Il segretario Marongiu sa che la sinistra, che dovrebbe rappresentare, ha mai aperto un tavolo bipartisan sull’argomento?», chiede D’Ercole. «Immagina, forse, che si possa gestire un interesse collettivo con visioni e responsabilità “parziali”? Sa il segretario a quale valore è stata messa in liquidazione la società patrimoniale pubblica del sistema idrico? Sappiamo qual era il valore quando i Comuni lo hanno conferito? Sa quanto costa la retrocessione? E sa quanto tempo ci vorrà? L’unica cosa importante era togliere il problema delle reti rinviando i costi ai Comuni e quindi alla collettività e preparare la privatizzazione».
Per D’Ercole bene hanno fatto i sindaci che non si sono presentati in assemblea (di centrodestra, ndc) invece non è giusto che non si siano «approfondite le conseguenze di certe decisioni per disegnare uno scenario comune dell’assetto del sistema idrico integrato e di un diritto, non un bene, come l’acqua». In assemblea Antonucci, nominato commissario liquidatore, aveva invece specificato che gli unici costi da sostenere per i 76 comuni erano i 150mila euro dell’Iva. (t.d.r.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA

