Isi-Sasi, un comitato sull’ipotesi fusione

Acqua, la proposta del deputato forzista Di Stefano. Magnacca (Fi): «Sindaci ed esperti insieme»
LANCIANO. «C’è il rischio non solo che aumentino le bollette, ma che i Comuni vadano in default se nella gestione dell’acqua, bene primario, la sinistra si continua a comportare in modo approssimativo, se non si ha contezza del costo della fusione, dell’incorporazione tra la Sasi, la società che gestisce le reti idriche, e l’Isi, la società del patrimonio, che non avverrà a costo zero. Occorre che si formi una commissione di sindaci di destra e di sinistra, di esperti, che possa valutare approfonditamente i progetti in campo». Sono le parole del deputato Fabrizio Di Stefano (Forza Italia) e del sindaco di San Salvo e coordinatrice provinciale Fi, Tiziana Magnacca, tornado sulle questione della fusione tra Isi e Sasi, querelle che va avanti dal 2006 e che non ha ancora una fine.
«La scorsa settimana il presidente Sasi, Domenico Scutti, ha convocato i sindaci per esporre il progetto di incorporazione della Isi nella Sasi», dicono i due politici, «ma c’è stato poi un colpo di scena: il presidente dell’Isi, Vincenzo Antonucci, ha bloccato i lavori dichiarando la volontà e necessità di sciogliere l’Isi. Il tutto ad insaputa della Sasi. Due presidenti, Scutti e Antonucci,espressione del centrosinistra, non si parlano e agiscono in modo opposto, e tutto resta fermo».
«È grave poi», ha continuato la Magnacca, «che i revisori dei conti della Sasi, che sono gli organismi predisposti al controllo delle società, non hanno avuto la possibilità di prendere visione e valutare queste ipotesi di progetto».
A preoccupare il centrodestra è il costo per la collettività dei progetti di fusione e incorporazione, la ricaduta economica sulle amministrazioni in termini di oneri fiscali per la cessione dei beni delle reti.
«Beni che valgono oltre 76 milioni di euro», ha detto Di Stefano, «secondo una valutazione fatta, su incarico della Sasi il 5 maggio2012, dall’ingegnere Ferdinando Fusco, che tra l'altro è socio del presidente Scutti nella società Jericho Srl, e questo è quanto meno eticamente discutibile. Sono molti soldi e se non si fa un ragionamento serio e coscienzioso si rischia di mettere in gioco un enorme patrimonio dei Comuni e dei cittadini con potenziali conseguenze disastrose per i bilanci degli enti locali».
Teresa Di Rocco
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