Istituti Riuniti condannati a pagare di più i lavoratori

8 Giugno 2014

Operatori socio sanitari retribuiti per mansioni inferiori a quelle svolte Le sentenze dei giudici del lavoro che accolgono le richieste dei dipendenti

CHIETI. Per gli Istituti Riuniti San Giovanni Battista (ex case di riposo, ex Ipab) arriva un’altra stangata. L’ente è stato condannato dal giudice del lavoro a pagare la maggiore differenza di stipendio a quattro operatori socio sanitari, assunti con questa qualifica, ma pagati non come i dipendenti della sanità, ma come operatori che prestano assistenza generica agli anziani ospiti.

L’ultima sentenza è dello scorso 6 giugno ed è stata firmata dalla giudice del lavoro Ilaria Prozzo che ne ha emessa un’altra identica e preceduta da altre due della collega Laura Ciarcia, che si è espressa nello stesso identico modo. I lavoratori sono stati tutti assistiti dall’avvocato giuslavorista Enrico Raimondi.

Le giudici riconoscono che i lavoratori che ha fatto ricorso svolgano effettivamente mansioni di operatori socio sanitari, e in particolare lavoro di supporto e collaborazione con gli operatori addetti all’assistenza sanitaria.

Il Tribunale ritiene legittime le richieste dei ricorrenti in quanto gli Istituti riuniti svolgono in prevalenza attività sanitaria. Che questo sia vero è dimostrato da una delibera della giunta regionale abruzzese che nel 1999 ha definito gli Istituti riuniti San Giovanni Battista quale Ipab che svolge prevalentemente attività sanitaria. Questo in adozione della legge nazionale del 1988 che ha trasformato gli Ipab, non ritenendoli più solo Istituti pubblici di assistenza e beneficienza ma aziende di servizi alla persona.

Gli Istituti riuniti si sono opposti in giudizio sostenendo che la Regione in realtà non ha mai provveduto a questa trasformazione. Eccezione che il tribunale ritiene irrilevante e per questo si richiama a una sentenza della corte di appello dell’Aquila del 2008 che dice: l’inerzia della Regione non può ripercuotersi in danno dei lavoratori che hanno diritto all’inquadramento che compete, in base alle mansioni effettivamente svolte. Inoltre la trasformazione degli Ipab in aziende di servizi alla persona è stata prevista dalla legge nazionale sin dal 2001.

Del resto anche la Suprema Corte di Cassazione, a proposito dell’inquadramento dei lavoratori degli ex Ipab, ha detto che se questi svolgono funzioni prevalentemente assistenziali devono essere inquadrati con contratto collettivo nazionale del comparto autonomie locali, mentre deve trovare applicazione il contratto collettivo del settore sanità, se i dipendenti degli ex Ipab svolgano attività prevalentemente sanitaria o si occupino della gestione di Rsa (residenze assistite a prevalenza pubblica) dove ci sono anziani non assistibili a domicilio, non autosufficienti e che hanno bisogno di trattamenti continui di carattere sanitario assistenziale. Come nel caso degli Istituti Riuniti san Giovanni Battista.

Queste sentenze sono come si dice in gergo tecnico «dichiarative». Sulla base di questi provvedimenti ora l’avvocato proporrà i relativi decreti ingiuntivi per chiedere agli Istituti riuniti il pagamento delle differenze tra il trattamento retributivo finora percepito da quattro lavoratori e quello previsto dal Ccnl comparto sanità.

Ad una prima valutazione sembra che la differenza ammonti a circa 12-15 mila euro a lavoratore.

Per ora gli Istituti riuniti sono stati certamente condannati a pagare le spese di lite e di giustizia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA