Istituti Riuniti, spunta il super testimone

10 Ottobre 2014

Ascoltato un noto avvocato, tutore di un anziano: per le spese del mio assistito hanno rifiutato l’assegno, volevano contanti

CHIETI. Libretti postali e soldi degli anziani delle ex Case di riposo spariti. Nell’inchiesta sugli Istituti Riuniti San Giovanni Battista spunta un supertestimone. Un noto avvocato di Chieti che nel maggio scorso è stato nominato dal giudice dal presidente del Tribunale, tutore di un ospite dell’ex Ipab di piazza Garibaldi, un anziano di Pescara. Il legale è stato ascoltato dalla polizia giudiziaria coordinata dalla sostituto procuratore Lucia Anna Campo, come persona informata sui fatti, proprio nella sua funzione di “curatore” degli interessi dell’anziano interdetto.

Ma facciamo una premessa. L’ex Ipab oltre a percepire in regime di convenzione con la Regione la retta per ogni ospite, chiede al tutore o ai famigliari una somma per poter esaudire le esigenze dell’ospite: sigarette, scarpe, vestiario. La somma in genere ammonta a 300-400 euro che nel caso della presenza di un tutore vengono versati con assegno. Somma di cui lo stesso deve poi rendicontare al giuidice tutelare. Alla fine dell’estate l’avvocato viene chiamato perché i soldi del suo tutelato sono finiti, ma quando il legale caccia lo cheque per firmare l’assegno, i vertici degli Istituti Riuniti si rifiutano di prenderlo, preferendo ricevere i contanti. Il tutore dice che la soluzione non è fattibile e si offre di pagare ogni esigenza dell’anziano di volta in volta, dietro naturalmente uno scontrino. L’avvocato non è stato mai più contattato.

É stato l’ex commissario degli istituti riuniti, Ezio Tilli, a innescare l’inchiesta della procura. Con un esposto e con nomi e cognomi nel marzo scorso descrive il caso di cinque anziane degenti dell’ex Ipab di piazza Garibaldi e indica altrettanti conti correnti postali improvvisamente svuotati nell’arco degli ultimi tempi. Si tratta di risparmi anche di consistente entità. Partono da un minimo di 12 mila fino a 57mila, per un totale di 109mila euro. Nell’esposto, il commissario Tilli solleva sospetti e soprattutto si chiede per quale motivo gli ospiti assistiti in regime di accreditamento, quindi senza alcuna spesa ulteriore avessero invece dilapidato piccole fortune, investendo quei soldi principalmente in cure mediche da sostenere fuori dalla casa di riposo.

L’esposto-denuncia del dirigente dell’assessorato di Febbo viene depositato al magistrato innescando una inchiesta alla vigilia delle scorse elezioni regionali, vinte da Luciano DAlfonso. Solo dopo l’esito del voto, però, la notizia dell’inchiesta trapela e crea clamore in città.

Alla fine di settembre l’ex commissario viene rimosso dalla funzione di commissario dal nuovo esecutivo regionale.

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