Italia Viva e M5S: ospedale, no a scippi

28 Maggio 2020

CHIETI. È polemica sul futuro dell’ospedale di Chieti. Dopo la decisione della Regione di azzerare il progetto da 200 milioni di euro avviato dalla precedente amministrazione, la sanità torna al...

CHIETI. È polemica sul futuro dell’ospedale di Chieti. Dopo la decisione della Regione di azzerare il progetto da 200 milioni di euro avviato dalla precedente amministrazione, la sanità torna al centro del dibattito politico. Il deputato di Italia Viva Camillo D’Alessandro parla di «scippo» ai danni dell’ospedale; la consigliera regionale del M5S Sara Marcozzi denuncia il «taglio di risorse» per il presidio.
Il primo atto della rinnovata polemica sta in due delibere della giunta Marsilio: la prima ha dato lo stop al project financing definito «inutile e costoso» dall’assessore regionale Mauro Febbo; la seconda delibera ha cancellato il contributo pubblico da 30 milioni che era stato stanziato come compartecipazione all’intervento del privato.
«Ora è più chiaro cosa significa eleggere un romano a presidente della Regione?», dice D’Alessandro che annuncia un’interrogazione in Parlamento, «se fosse stato abruzzese e se conoscesse l’Abruzzo, saprebbe le condizioni di necessità e urgenza dell’intervento sull’ospedale di Chieti. Dopo i due milioni tolti ad Ortona, ora arrivano i 30 milioni levati a Chieti ed è solo l’inizio: dietro c’è un chiaro disegno politico, un asse tra Marsilio e Sospiri, che porterà a far implodere l’Abruzzo».
La Regione punta a un progetto ridotto, da 35-40 milioni, solo sulle ali chiuse per il caso cemento impoverito e sempre al fianco di un privato. «La giunta regionale tace su 66 milioni di perdita delle Asl e toglie fondi per l’ospedale di Chieti», dice Marcozzi, «Chieti ha urgente bisogno di una nuova struttura. Lo ripetiamo fin dalla passata legislatura, specificando come un project financing avrebbe portato a un possibile sperpero di denaro dell’Abruzzo. Per realizzare l’opera bisogna attingere dal Fondo nazionale per l’edilizia sanitaria, con la garanzia che il diritto alla salute rimanga in mano pubblica».