Jois, pronti i risultati delle perizie I familiari certi: «Non fu suicidio»

In settimana la consegna in Procura dell’esito degli esami istologici e dell’autopsia sul ventenne Il racconto dei testimoni ha confermato che il giovane era affascinato dai riti esoterici e dalla luna
VASTO. La verità sulla morte di Jois Pedone, 20 anni, lo studente trovato senza vita fra gli scogli di Punta Penna la mattina del 21 agosto, è vicina. In settimana saranno depositati in Procura i risultati dell'autopsia e degli esami istologici eseguiti sul ragazzo dal medico legale Marco Piattelli. L'autopsia venne fatta ad Ancona. Impossibile avere delle anticipazioni. Certo è che la perizia racconterà agli investigatori come è morto Jois, e non solo. Tutto ciò che è stato trovato sul corpo del ragazzo spiegherà le ore che hanno preceduto la sua morte. I periti forse hanno anche scoperto se quella zeta stampata sul collo del ragazzo fu impressa quella notte stessa e soprattutto con che cosa. È un tassello importante al quale presto si aggiungeranno anche i risultati delle perizie compiute sul computer e sul cellulare di Jois.
I familiari, che aspettano con ansia i risultati, sono certi che le perizie confermeranno che Jois non si suicidò. Il ventenne frequentava la facoltà di Economia all’Università di Parma. Il 31 agosto sarebbe dovuto tornare nella città emiliana. Nel frattempo aveva deciso di lavorare al Trabocco Cungarelle. Ha lavorato anche la sera del 20 agosto e, tornato a casa, ha chiamato un taxi per raggiungere Punta Penna dicendo al tassista di dover fare delle foto da mandare alla sua ragazza. Fino alla fine Jois ha mostrato quel sorriso che conquistava tutti. La famiglia ha sperato fino all’ultimo che si fosse perso. Sono stati i carabinieri ad avvisarli del ritrovamento del corpo a Punta Penna. La Procura indaga per istigazione al suicidio contro ignoti. Al momento non ci sono indagati. Il racconto di diversi testimoni ha confermato che il giovane fosse affascinato dai riti esoterici e dalla luna. Non a caso il gruppo di cui faceva parte si chiamava "Figli della luna". A capo del gruppo ci sarebbe stata una donna con cui Jois era in contatto e che avrebbe sentito poco prima di morire.
La domanda che angoscia quanti volevano bene a Jois è: lo studente è morto a causa di un rito o di un gioco sfuggito di mano? È quanto la Procura sta cercando di chiarire. Probabilmente durante quel rito venne stampata la zeta trovata sul collo del giovane. Seguì una sorta di bagno purificatore. Jois venne immerso vicino al trabocco con un borsone pieno di 40 chilogrammi di rena legato a una caviglia. Quando venne immerso era cosciente e, soprattutto, era ancora vivo? Perché gli fu impedito di riemergere? I quesiti da chiarire sono ancora tanti. Quel che è certo è che la Procura non si è mai fermata e continua a cercare la verità. Anche se coperte dal riserbo, le indagini proseguono e potrebbero essere vicine a sviluppi clamorosi.
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