L’abbraccio a De Cinque: addio signore d’altri tempi

28 Luglio 2019

La politica abruzzese, attuale e del passato, si ritrova ai funerali dell’ex senatore  Da Ricciuti a Quieti, Ciammaichella e Menna. Il notaio Tragnone: grande maestro

CHIETI. Il dolore privato della famiglia si mischia a quello di un’intera classe dirigente abruzzese che nel notaio Germano De Cinque, sindaco, presidente di Provincia, senatore e sottosegretario democristiano, aveva trovato per decenni il proprio punto di riferimento. Punta di diamante di una politica alla quale ora si guarda con rimpianto, De Cinque è morto giovedì scorso a 83 anni per un malore mentre stava facendo il bagno al mare a Francavilla.
A stringersi intorno alla moglie, Giulia La Morgia, alla figlia Marianna De Cinque, noto avvocato matrimonialista, al genero Filippo Guastella, e alla nipote Giulia Maria Guastella, ieri mattina in cattedrale sono stati in tanti. Non c’erano solo gli amici di famiglia come Rocco Di Marzio e Gilberto D’Albenzio, ma anche tanti esponenti della classe politica, attuale e passata. C’erano il sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, quello di Casoli, paese dove De Cinque è nato, Massimo Tiberini, e il presidente della Provincia Mario Pupillo. C’erano il consigliere regionale Pd Giovanni Legnini e gli ex consiglieri regionali Alessio Monaco, Paolo Ciammaichella e Antonio Menna. C’erano i parlamentari Pd Luciano D’Alfonso e Camillo D’Alessandro e gli ex parlamentari Andrea Pastore, Giuseppe Quieti e Romeo Ricciuti. C’erano il segretario regionale e quello provinciale dell’Udc Enrico Di Giuseppantonio e Andrea Buracchio. C’erano il presidente provinciale dell’ordine dei notai Giuseppe Tragnone, quello dell’ordine degli avvocati Pierluigi Tenaglia e il responsabile delle Acli, Mimmo D’Alessio. C’erano anche l’ex rettore dell’università d’Annunzio, per cui De Cinque si spese molto, Franco Cuccurullo, e il figlio dell’ex ministro Remo Gaspari, Lucio Achille Gaspari. La messa è stata concelebrata da molti sacerdoti tra cui monsignor Angelo Vizzarri. L’arcivescovo Bruno Forte, impegnato a Vasto con il funerale di don Stellerino D’Anniballe, ha mandato un messaggio di cordoglio. Al termine della celebrazione, hanno preso la parola Di Primio, Pupillo, il giornalista Stefano Folli, Tragnone, Legnini e Ciammaichella. In tanti hanno insistito sul «garbo» e la «signorilità» di De Cinque. Di Primio ha ricordato l’incontro alla fondazione Michetti che De Cinque presiedeva. Lui, giovane vicesindaco inviato in cda da Nicola Cucullo, all’inizio ne era quasi intimorito: timore reverenziale che passò con la conoscenza reciproca. Pupillo ne ha ricordato l’impegno, tra le altre cose, per far diventare pubblica l’università d’Annunzio, cosa di cui gli era molto grato, perché gli permise di laurearsi e diventare medico. Il carattere improntato a bontà e tolleranza è stato tratteggiato da Folli: «Non ho mai conosciuto una persona così talmente priva di provare rancore», ha detto. Tragnone ne ha sottolineato la capacità di aver saputo stare vicino come un maestro a tanti notai. Legnini ne ha ripercorso l’impegno a favore della sua terra e, infine, Ciammaichella ha portato il suo «grazie» quasi tra le lacrime.