L’abbraccio del vescovo Forte: «Vinciamo il flagello del virus»

3 Aprile 2021

L’antico rito per il secondo anno senza pubblico a causa della pandemia: blindato il percorso in centro Il saluto del prelato ai volontari della protezione civile, i teatini seguono l’evento affacciati ai balconi

CHIETI. «Ho pregato per tutti noi, una preghiera intensa in questo tempo provato dalla pandemia». Sul sagrato della chiesa della Trinità, dopo la processione in solitaria, l’arcivescovo Bruno Forte torna con parole accorate sul male che affligge il mondo. La benedizione di Forte è accompagnata dalla preghiera che lo stesso arcivescovo ha scritto dinanzi al Volto Santo di Manoppello e che contiene l'invocazione a Gesù «a liberarci da ogni male, e vincere il flagello di questo virus». Si chiude così la processione del Venerdì Santo per il secondo anno segnata dal coronavirus. La processione tra le più antiche d’Italia, sempre uscita anche durante la seconda guerra mondiale o la famosa nevicata del ’56, così radicata nell’animo di tutti i teatini, rinuncia di nuovo a tutto ma non si ferma. Ha modificato il percorso, riducendolo da piazza San Giustino alla Trinità, ha fatto a meno dei suoi simboli, dei musici e dei cantori, degli incappucciati, della folla ai lati dell’imponente corteo sacro, ma ancora una volta è stata più forte della pandemia. E la gente ha capito. Il centro storico si è fermato dalle 17 alle 19: negozi chiusi e percorso blindato da forze dell’ordine e protezione civile. Nessuno ha violato i divieti, qualcuno si è affacciato ai varchi dove era permesso sostare, in molti hanno seguito il rito dagli schermi di Rete8, che ha trasmesso l’evento in diretta e a cui è andato il ringraziamento dell’arcivescovo.
LA MESSA Alle 17 è iniziata la messa in cattedrale. Pochi i presenti, comprese le autorità. C’erano il prefetto Armando Forgione, il sindaco Diego Ferrara in fascia tricolore, il questore Annino Gargano, il comandante provinciale dei carabinieri Alceo Greco e la comandante della polizia locale Donatella Di Giovanni. Il coro ha intonato i canti sacri con la mascherina ben calzata sul volto. Al termine della messa, Ferrara e Di Giovanni, a bordo di un’auto dei vigili urbani, hanno raggiunto la Trinità dove hanno atteso l’arrivo dell’arcivescovo insieme al vicesindaco Paolo De Cesare e al presidente del consiglio comunale Luigi Febo. «Nonostante tutto, sono felice», ha detto Ferrara, «la fascia tricolore me l’ha messa il vicesindaco, emozionato come me».
LA PROCESSIONE La funzione è terminata poco dopo le 18. Monsignor Forte, imbracciata la croce, si è incamminato verso la Trinità, mentre in filodiffusione iniziava a risuonare il Miserere di Selecchy, lo struggente canto che da sempre accompagna la processione. A differenza dell’anno scorso, quest’anno dietro all’arcivescovo è stato autorizzato un piccolissimo corteo: due carabinieri in alta uniforme e tre confratelli incappucciati dell’arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti che da secoli organizza il rito, ovvero il governatore Giampiero Perrotti, Marco Giannini e Giustino Obletter. Insieme a loro anche il valletto Ludovico De Donno che portava il labaro dell’antica confraternita. Due poliziotti chiudevano il mini-corteo.
PERCORSO BLINDATO Lungo tutto il percorso erano dislocati forze dell’ordine e volontari di protezione civile. Complessivamente c’erano 40 volontari e 40 uomini delle forze dell’ordine (24 tra poliziotti, carabinieri e finanzieri e 16 vigili urbani). Le associazioni di protezione civile erano presenti con il Not di Antonio Mancini, la Valtrigno Chieti di Marco Rosati, la Teate Soccorso con Donato Marcotullio, la Croce Rossa con Andrea Giusti, l’Associazione nazionale carabinieri con Leondino Di Lauro, il Radioclub di Maurizia Carlone, l’Associazione nazionale alpini con Claudio Pinti e il Cisom di Amedeo Boffa.
GENTE AI BALCONI Chi ha potuto ha seguito la processione affacciandosi ai balconi. In tanti con il telefonino hanno cercato di immortalare il piccolo corteo. Passando davanti alla sede delle Vincenziane, hanno fatto capolino dalle finestre suor Annarita Alessandrì con le consorelle che tanto si danno da fare per aiutare chi è in difficoltà.
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