L’abbraccio della città al poliziotto morto

Il dolore degli amici e dei colleghi di Surricchio, il cordoglio del sindaco: «Una tragedia che colpisce la collettività»
CHIETI . Il dolore è nelle carezze leggere di mamma Silvana: non si separa un secondo dal suo Fabio, in divisa da poliziotto. Il dolore è nel silenzio dei due agenti della volante davanti all’obitorio, è nelle lacrime di chi lavorava con lui ogni giorno, è negli abbracci degli amici che un senso a quel salto nel vuoto non riescono proprio a darlo, e adesso non vogliono lasciare un attimo soli la moglie Antonietta e i figli Mirko e Mattia. C’è un via vai incessante all’ospedale di Chieti, dove è stata allestita la camera ardente per Fabio Surricchio, il sovrintendente capo della Digos, 48 anni, che si è lanciato dal viadotto San Martino, lungo la transcollinare che collega l’A14 al centro.
La tragedia avvenuta giovedì mattina, quando Fabio ha fermato all’improvviso la sua Ford Focus e si è lasciato cadere nel silenzio per 35 metri, non è un dramma solo per la famiglia e la questura teatina. «È una tragedia collettiva», dice il sindaco Umberto Di Primio, a Roma per un impegno istituzionale, che oggi rientrerà in Abruzzo per partecipare ai funerali di Surricchio, in programma alle 15 nella chiesa di San Rocco a Sambuceto, dove il poliziotto viveva con la famiglia. In mattinata il primo cittadino invia un messaggio al questore Ruggiero Borzacchiello. «Questa notizia tristissima», scrive Di Primio, «colpisce l’intera comunità. La giovane età, il garbo e la disponibilità di Fabio, la drammaticità del suo gesto, il fatto che da oltre 20 anni prestasse servizio nella nostra città fanno sì che il dolore coinvolga tutta Chieti».
Nel corso della giornata, arrivano in obitorio tutti quelli che hanno condiviso con Surricchio soddisfazioni professionali e fatiche, rischi e notti in bianco. Arrivano i colleghi delle altre questure ma anche chi è andato in pensione da anni, perché la gentilezza e la disponibilità di Fabio sono un qualcosa che non si dimentica certo con il tempo. I familiari sono distrutti, eppure reagiscono allo strazio con una dignità e una forza d’animo incredibili.
Nessuno riesce a un dare un senso a una tragedia che resterà per sempre senza un perché. Nessuno saprà mai perché Fabio, prima di andare a lavoro come faceva tutte le mattina da 29 anni a questa parte, ha accostato sul viadotto più alto della città e ha deciso di interrompere la sua vita qualche giorno prima che si concretizzasse l’ennesima soddisfazione della sua carriera: diventare ispettore. Oggi pomeriggio in chiesa, nel giorno dei funerali, ci sarà il picchetto della polizia. I compagni di squadra di Mirko, che gioca a calcio con l’Asd Curi, si stringeranno intorno al loro amico dopo che hanno interrotto gli allenamenti in segno di lutto. E mamma Silvana accarezzerà il suo Fabio, in divisa da poliziotto, prima dell’ultimo viaggio.

