L’abbraccio di Avis e sport a Duilio

Atessa, la cattedrale di San Leucio gremita per salutare il podista morto domenica sul traguardo di Pescara
ATESSA. «Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede». Don Loreto Grossi, parroco della cattedrale di San Leucio, anche nella scelta delle letture ha tenuto conto della passione di Duilio Fornarola, il maratoneta atessano, morto domenica mattina a Pescara a pochi metri dall’arrivo della maratona dannunziana a 83 anni. «San Paolo» ha detto don Loreto «si definisce un corridore che ha terminato la sua corsa, un uomo di azione, mai pago, mosso dalla fede. Ecco, così è stato Duilio». Era gremita la cattedrale atessana a dimostrazione di come Duilio Fornarola fosse ben voluto. Hanno fatto corona al suo feretro venti delegazioni comunali dell’Avis con i propri labari; decine d’iscritti dell’associazione podistica atessana I lupi d’Abruzzo; i confratelli della congrega del Santissimo Sacramento. Tutti rappresentanti delle sue tre grandi passioni. Si può dire che per Duilio la corsa rappresentava il senso della vita: sacrificio, passione, vittorie, sconfitte. Alla fine la morte l’ha colto in vita: mai domo e ancora con tante iniziative da intraprendere. La voglia di fare, di conquistare nuovi traguardi, di impegnarsi nel sociale, nella cultura, nello sport, oltre che nei rapporti con gli amici e familiari, non l’ha mai lasciato. Si stava preparando alla maratona più bella del mondo: quella di New York. Sarebbe partito il 30 di questo mese e l’avrebbe disputata il 2 novembre. Sarebbe stata la sua decima partecipazione e la corsa di Pescara doveva essere per lui come un allenamento. Tanti domenica mattina l’hanno salutato, era in forma e aveva il suo solito sorriso solare. Era sempre di buon umore Duilio, ma prima della partenza per New York questo stato aumentava. Nel suo intervento, Giulio Borrelli, l’ex responsabile della sede Rai di New York, ha ricordato di come Duilio considerasse quella maratona «la sfida della vita perché era evidente, più evidente che altrove, questa presenza degli altri, questa simbiosi con gli altri, con la folla. Lungo il percorso, gli spettatori incitano il maratoneta. E all’ingresso di Central Park, prima del traguardo, c’è sempre tanta gente che grida a chi ormai è allo stremo delle forze: go, go, vai, vai». Il maratoneta atessano condensava nella corsa i suoi valori: coraggio, forza, determinazione, ma anche altruismo, solidarietà. Duilio Fornarola è stato cancelliere capo della procura circondariale di Chieti, all'epoca in cui il procuratore era Nicola Trifuoggi. Ha lavorato a Casalbordino e poi ad Atessa. Pietro Febbo, ultimo cancelliere del tribunale atessano, l’ha ricordato per la sua affabilità nei rapporti umani e competenza con la quale ha gestito la cancelleria civile. Un saluto è stato rivolto anche da Remo Bello, sindaco di Casalbordino, cittadina sulla quale Duilio ha scritto un libro. La scrittura è stata un’altra sua passione, l’ultimo libro è stato "Atessa e la sua gente". Oltre alla moglie Anna Bravo, Duilio lascia due figli, Mario e Irma. Alla fine il parroco si è appellato ai giovani: «Prendete il suo esempio. La vita può essere bella anche a 90 anni se non si smette mai di correre».
Matteo Del Nobile

