L’abete compie 900 anni Ecco gli alberi più longevi

Nella Riserva naturale di Rosello un esemplare di 54 metri di altezza A Fara San Martino i pini neri che risalgono al periodo delle Crociate
FARA SAN MARTINO. Quando i Pini neri di Fara San Martino nacquero sulle pareti di Cima della Stretta, nel Vallone del Fossato, oppure nella parte bassa della Valle di Santo Spirito, Dante Alighieri non era al mondo (avrebbe visto la luce più di cento anni dopo), si era in pieno periodo delle Crociate. Da allora, dal versante orientale della Maiella, ne avranno vista di storia, guerre, popoli, invasioni, periodi di pace. I Pini neri di Fara fanno parte dell’elenco degli alberi monumentali, censiti e protetti con legge regionale. Quelli di Fara, con i loro 900 anni di esistenza, sono tra i più longevi esseri viventi della regione. «L’Abruzzo è tra le regioni italiane con il maggior numero di alberi monumentali, e tra questi molto numerose sono le querce, quasi tutte roverelle, così come i faggi, i castagni e in misura minore le altre specie», afferma Mario Pellegrini del Cisdam (Centro studi per gli ambienti mediterranei), che aggiunge: «Un luogo particolare è la Riserva Naturale Regionale “Abetina di Rosello”, ricca di alberi monumentali, con un abete di ben 54 metri, che ricercatori dell’Università della Tuscia hanno decretato come l’albero attualmente più alto d’Italia».
In Abruzzo gli alberi monumentali censiti sono circa 350, un’ottantina in provincia di Chieti. Tra questi da menzionare sono le tre Querce di Bomba, località Cementificio, con i loro 500-530 centimetri di diametro, e i 16 metri di altezza; il Salice bianco di Borrello (Fonte del Sorbo), 395 centimetri di circonferenza e 18 metri di altezza, o il Mandorlo, sempre a Borrello (Montagnola), 250centri diametro altezza 10 metri; la Quercia di Pianibbe di Casoli, 510centimetri di diametro e 26 metri di altezza; il Cedro dell’Atlante di Chieti (Monumento ai Caduti), 352 centimetri di diametro e 21 metri di altezza. Alberi monumentali sono a Lanciano, Gessopalena, Mozzagrogna, Gissi, Pizzoferrato, Atessa, San Vito, Pollutri, Torino di Sangro, Vasto, Perano, Palombaro. Tutti alberi secolari, esempi di maestosità per l’architettura della pianta e soprattutto per le dimensioni e la bellezza delle chiome, sotto le quali è passata la storia d’intere generazioni. Tornando ai Pini di Fara, Pellegrini spiega: «In passato, a Fara, il pino nero presentava una forte valenza culturale di cui ancora oggi si riscontrano gli echi tra la popolazione. I giovani, fino all’ultimo conflitto mondiale, in una gara quasi di sapore iniziatico, si calavano con le funi sulle pareti a strapiombo della Cima della Stretta per recidere gli esemplari più belli che precipitavano nella sottostante forra del Vallone del Fossato. La popolazione anziana, invece, ricorda l’uso delle torce di pino nero per rischiarare la processione del Venerdì Santo e adornare la statua del Cristo morto».
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