L’Abruzzo si prepara alla sfida degli spumanti

I produttori vitivinicoli a convegno nella giornata di chiusura di Agroalimenta Di Campli (Consorzio di Tutela Vini): ma le cantine devono fare sistema
LANCIANO. Lo spumante può e deve essere la sfida futura per l’Abruzzo. È quanto emerge dall’incontro di oltre 100 operatori nella Giornata dello spumante di scena ieri a Lancianofiera, dopo che si sono spenti i riflettori su AgroAlimenta, la fiera nazionale dei prodotti tipici. La scelta di dedicare una giornata ad uno dei prodotti di eccellenza e vera e propria scommessa del settore vitivinicolo è stata premiata da un convegno, coordinato da Rocco Pasetti, responsabile del gruppo di lavoro spumanti del Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo, che segna una pietra miliare sia nel percorso delle rassegne fieristiche, che si pongono come volano per lo sviluppo del territorio, che per il settore enologico. Secondo un’analisi sviluppata dal consorzio Codice Citra il primo dato da rimarcare è l’export: nel 2016 la crescita dell’esportazione dei vini spumanti italiani è cresciuta esponenzialmente. Per volumi supera addirittura la Francia: 279,60 milioni di litri contro i 175,67 francesi. Il tutto in un mercato, soprattutto nazionale, che vede un tipo di consumo diverso, più edonistico, legato alla qualità e in cui spicca l’incremento maggiore relativo proprio agli spumanti (+9,5% in valore e +6,8% in volume), seguiti dai bianchi fermi (+8,9% in valore e +5,7% in volume) e dai frizzanti (+6% in valore e + 23,5% in volume). Questo per l’Abruzzo significa poter raccogliere la sfida di passare da produttore di vini base spumante sfuso a produttore di bottiglie di spumante. In questo modo si potrebbe creare e progettare una vera e propria offerta di “bollicine abruzzesi”, con vini capaci di valorizzare il variegato patrimonio dei vitigni autoctoni. Ma è necessario “fare sistema” rimarca il presidente del Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo, Valentino Di Campli. Un invito raccolto anche dal direttore commerciale di Franciacorta Bellavista, Giuseppe Muscella: «Da soli non si va da nessuna parte, l’Abruzzo non ha nulla da invidiare a regioni ritenute più blasonate, deve solo organizzare una programmazione unitaria con un obiettivo comune. È fondamentale costruire una credibilità forte e questo passa anche attraverso un marchio unico».
Ma AgroAlimenta, che ha registrato migliaia di presenze (+30%), è stata anche un veicolo importante di informazioni per il consumatore. È il caso del laboratorio sugli oli extravergini, a cura della Federazione dei dottori agronomi e forestali d’Abruzzo. L’agronomo Bruno Scaglione, coordinatore della Guida agli extravergini di Slow Food per l’Abruzzo e Molise e componente del comitato d’assaggio della Cciaa di Chieti, ha affrontato l’annata olivicola 2016 soffermandosi sui consigli per riconoscere e acquistare un buon olio. Nonostante il tracollo produttivo (meno 50% a causa di particolari condizioni climatiche e del ritorno della mosca olearia) si è potuta preservare anche la qualità del prodotto. Poche e chiare le discriminanti: acquistare in un frantoio di fiducia, assaggiare sempre l’olio che deve essere fruttato, piccante e amaro, e non fidarsi dei prezzi troppo bassi. A meno di 10 euro al litro l’olio non è di qualità.
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