L’accusa chiede 30 anni per Di Lello

7 Luglio 2018

L’omicidio D’Elisa in appello, per il procuratore va confermata la condanna in primo grado. La sentenza slitta a martedì

VASTO . Il procuratore generale della Corte d’appello dell’Aquila, Pietro Mennini, ha chiesto la conferma della condanna a 30 anni emessa in primo grado per Fabio Di Lello, 35 anni, per l’omicidio di Italo D’Elisa. L’ex panettiere è in carcere da un anno e mezzo per aver ucciso il ragazzo di 22 anni che, il primo luglio del 2016, travolse con l’auto il motorino di sua moglie Roberta Smargiassi, uccidendola. Dopo l’intervento della parte civile e della difesa, l’udienza è stata aggiornata a martedì per la sentenza.
A chiedere il processo d’appello era stato il procuratore di Vasto, Giampiero Di Florio, che con il sostituto Gabriella De Lucia proponeva l’ergastolo per Di Lello sostanziandolo con due aggravanti: la premeditazione, sostenuta in 26 punti, e la minorata difesa, consistente nell’approfittare di circostanze agevolate per commettere il delitto (Italo era sceso dalla bicicletta senza immaginare quello che stava per succedere). Un processo arduo per la difesa dell’imputato, rappresentata dagli avvocati Pierpaolo Andreoni e Giuliano Milia, soprattutto dopo le conclusioni della perizia eseguita dal dottor Renato Ariatti che ha stabilito l’assenza di un vizio di mente, sia totale che parziale, per Di Lello: al momento dell’uccisione di Italo D’Elisa, insomma, sarebbe stato in grado di comprendere ciò che faceva. Un particolare che potrebbe rivelarsi rilevante ai fini della configurabilità del reato commesso e che apre infinite possibilità per il giudizio. A rappresentare la famiglia D’Elisa all’Aquila è l’avvocato Pompeo Del Re con il collega Gianrico Ranaldi. «Attendiamo fiduciosi le conclusioni», dice Del Re dopo l’udienza. La Procura di Vasto ha sempre sostenuto la mancanza di un vizio di mente dell’imputato. Non a caso il procuratore Giampiero Di Florio chiese il rito direttissimo subito dopo aver ascoltato Di Lello, impedendo alla difesa del panettiere un incidente probatorio, e poi in aula invocò il carcere a vita. Ieri l’accusa ha confermato la richiesta della condanna a 30 anni emessa in primo grado. Lo stesso ha fatto la parte civile. La difesa ha insistito sull’assenza della premeditazione e sulla richiesta di attenuanti mostrando a supporto delle richieste i video dell’incidente in cui morì Roberta Smargiassi e quello in cui venne ucciso Italo D’Elisa. Immagini drammatiche che hanno ripercorso il dramma di tre famiglie. L’assenza di un giudice popolare ha poi costretto il presidente della Corte d’assise d’appello Luigi Catelli a rinviare l’udienza alle 9,30 di martedì 10 luglio per le repliche e la sentenza. La discussione è durata cinque ore e si è aperta con la requisitoria del procuratore generale Mennini. A seguire le arringhe della parte civile e dei difensori di Di Lello. I familiari di Italo hanno assistito all’udienza come sempre con estrema discrezione. (p.c.)
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