L’acqua c’è ma è usata per irrigare i campi

Basterebbe (presidente Sasi): le sorgenti non sono a secco, ma le reti vanno rifatte e c’è un utilizzo improprio della risorsa
LANCIANO. Aumenta il caldo, diminuisce la fornitura di acqua. Sembra un paradosso ma è così che accade ormai da anni. E accadrà anche in questa settimana che si preannuncia rovente. Reti colabrodo, consumi maggiori, usi impropri dell’acqua e rotture improvvise delle tubature - due lungo l’acquedotto Verde, nella tratta Casoli-Scerni-Vasto a distanza di pochi giorni - spingono la Sasi, la società che gestisce la rete idrica, a fare le chiusure. Che mettono a dura prova la pazienza di sindaci, cittadini e anche turisti.
«Le sorgenti», spiega il presidente della Sasi, Gianfranco Basterebbe, «non sono a secco, anzi. Il problema è nelle reti, che devono essere rifatte soprattutto nel versante vastese e nell’uso improprio che si fa dell’acqua. Quando fa caldo notiamo un aumento a dismisura della risorsa idrica, non legata a esigenze primarie, ma a usi impropri: viene usata per irrigare i campi». E dalla Sasi chiedono ai sindaci, in particolare dell’area Altino, Paglieta, Casoli, che protestano per le chiusure serali, di emanare ordinanze per evitare sprechi e di controllare che vengano rispettate. «Le chiusure continueranno», dice Pio D’Ippolito, direttore reti Sasi, «fino a quando non si realizzerà il potabilizzatore ad Altino e si rifarà il tratto della condotta verso il Vastese. Del potabilizzatore si parla da anni e da anni cerchiamo i fondi. Abbiamo rivisto il progetto di quest’opera necessaria come il pane, e occorrono 6 milioni che chiederemo anche a questa giunta regionale». «Abbiamo progetti e fondi del Masterplan di circa 20 milioni», riprende Basterebbe, «uno sulle reti idriche e quattro riguardano la depurazione con ammodernamenti, nuovi impianti e allacci fognari. Il progetto più importante partirà a breve per la ricerca delle perdite, 3.100.000 euro su Vasto e San Salvo». «Perdite sulle condotte interne dei Comuni», precisa D’Ippolito, «la società che si aggiudicherà la gara farà le analisi anche sulle pressioni nelle tubature per poter poi intervenire in modo preciso e recuperare almeno il 30% delle perdite. Inoltre abbiamo il progetto per sistemare delle briglie di protezione delle condotte che si rompono a causa degli smottamenti: servono però 6 milioni». (t.d.r.)
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