L’addio al prete del mare «Ha fatto del bene a tanti»

12 Settembre 2021

Nella chiesa del Sacro Cuore l’ultimo saluto a don Vittorio Lusi, morto per malore Il vescovo Cipollone: «Ha portato molti frutti, la vostra presenza è testimonianza»

LANCIANO. «Don Vittorio era un uomo a tutto tondo, teneva a Dio, alla comunità, ma anche al tempo libero. Gli piacevano il mare, che ahimè è stata l’occasione della sua morte, e la montagna. Amava la vita». È un ritratto spirituale ma anche umano quello che l’arcivescovo Emidio Cipollone, non senza difficoltà, traccia del sacerdote Vittorio Lusi, morto lunedì scorso per un malore in mare a 83 anni.
A cinque giorni dalla tragedia, avvenuta in località Punta Cavalluccio a Rocca San Giovanni, la chiesa del Sacro Cuore di Gesù a Olmo di Riccio, sua “casa” per 43 anni, ospita l’ultimo saluto al prete che ha avuto a cuore i poveri, che celebrava messa in mare e si immergeva accanto alla statua del Cristo degli Abissi.
In centinaia sfilano per due giorni per rendere omaggio al feretro di legno grezzo, sul quale sono poggiati i simboli della fede e del sacerdozio: la Bibbia, la mozzetta, ovvero la mantellina corta viola, e la stola. Questa volta in chiesa don Vittorio anticipa tutti: non è l’ultimo a entrare prima della funzione, è già lì, per terra, ai piedi dell’altare. Non si vede il suo volto, ma ognuno può immaginarlo scolpito nella memoria, nel ricordo di una messa da lui celebrata, in una parola di conforto ricevuta, in una preghiera recitata insieme.
«Tante altre persone avrebbero voluto essere qui», dice il vescovo, «sacerdoti che avevano celebrazioni o impegni scolastici e anche monsignor Tommaso Valentinetti (l’arcivescovo di Pescara-Penne, ndc)». Al lato dell’altare più di venti presbiteri sono presenti per l’ultimo saluto al fratello Vittorio.
«Non è facile parlare per me», continua monsignor Cipollone, «è come quando un papà e una mamma sono chiamati a prendere parola nei confronti di un figlio. Abbiamo visto il Signore all’opera nella vita di questo prete. Don Vittorio ha portato molti frutti, la vostra presenza qui ne è la testimonianza. Alcuni frutti visibili, come questa chiesa da lui voluta e realizzata, e altri nascosti. Frutti portati nella parrocchia, nella scuola, nella dimensione della carità, in quella del tempo libero, poiché don Vittorio era un uomo a tutto tondo. A don Vittorio piaceva piacere, essere se stesso. Aveva un’alta considerazione di sé, che dal punto di vista umano è un segno di grande maturità, perché si accettava per quello che era. Certamente anche per lui ci sono state stagioni in cui i frutti non sono arrivati o sono arrivati di meno, ma le sue fondamenta erano fissate su Cristo».
Il sindaco Mario Pupillo ricorda don Vittorio «come un uomo che aveva la saggezza e la fede di una persona con i capelli bianchi, ma la forza e l’energia di un giovane. Energie che ha espresso in questo quartiere per tanti anni, costruendo una comunità. Quello che vediamo è la punta dell’iceberg, la parte inferiore, molto più grande della punta, è il bene che don Vittorio ha fatto ad ognuno di noi». In chiusura a prendere la parola è l’amico fraterno, don Leo Di Felice: «Teneva tanto alla sua lancianesità. Amava la natura, il Creato, era un osservatore a tutti i livelli, un avventuriero sia del mare che della montagna ed era molto stimato dalla gente. Ciao Vittorio, a presto».
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