L’affare dei rottami, frode di 60 ditte

24 Febbraio 2018

Gli accertamenti della finanza sul traffico di ferro nel Chietino: scoperta maxi evasione di 7 milioni di euro, due denunce

CHIETI . L’affare dei rottami ferrosi caricati velocemente sui camion per sfuggire alle regole di smaltimento dei rifiuti e pagati direttamente in contanti per dribblare la tracciabilità degli assegni. È un affare che, in provincia di Chieti, vale 7 milioni di euro di ricavi non dichiarati e altri 600mila euro di Iva non dichiarata e non versata. Sono questi i numeri di un’operazione della guardia di finanza di Chieti che ha scoperto 60 evasori totali con due persone denunciate per reati tributari.
Le 60 imprese finite nella rete della finanza, per tre anni, sono state sconosciute al fisco senza versare neanche un centesimo. Una frode realizzata da imprese operanti in totale evasione d’imposta e pertanto qualificate come «evasori totali», secondo i verbali delle fiamme gialle, che non hanno presentato le previste dichiarazioni dei redditi ai fini delle imposte dirette, Irap ed Iva, negli anni tra il 2011 e il 2014. È questo il meccanismo fraudolento scoperto dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Chieti dopo un anno di indagini finalizzate al contrasto e all’emersione dell’economia in nero nel settore della raccolta, lavorazione e commercio di residui metallici e rottami ferrosi.
Al centro dei controlli della finanza – 8 verifiche e 52 controlli fiscali – sono finiti soggetti privi delle necessarie autorizzazioni e naturalmente “in nero” sorpresi a commerciare con persone compiacenti che effettuavano acquisti con pagamenti “cash” e privi della documentazione necessaria a garantire il tracciamento dei rifiuti e la prevista tassazione delle attività d’impresa.
Tra le imprese controllate dai finanzieri, guidati dal comandante provinciale Serafino Fiore, tante sono di proprietà di cittadini stranieri ma fiscalmente domiciliati in Italia: tra queste persone, diversi si sono resi irreperibili e l’attività di scoperta dell’evasione è stata caratterizzata da notevoli difficoltà per il rintraccio dei soggetti, la ricostruzione delle operazioni commerciali e la quantificazione dei volumi d’affari effettivamente realizzati. Proprio per questo, i numeri dell’operazione devono essere letti per difetto.
«I risultati ottenuti», spiega la guardia di finanza in una nota, «non sono solo riconducibili alla lotta all’evasione fiscale, ma hanno messo in luce gli effetti distorsivi alla libera concorrenza e al corretto funzionamento del mercato nello specifico settore del recupero e riciclaggio dei rottami ferrosi nel quale le imprese verificate riuscivano, illecitamente, ad offrire servizi ad un prezzo inferiore rispetto a quelle aziende che operano nel rispetto della peculiare normativa che disciplina la materia».
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