L’allergia poteva ucciderla Donna salvata a Chieti

27 Aprile 2015

Paziente in fase terminale di Mcs, un’intolleranza a tutte le sostanze chimiche Operata al policlinico dal professor Tenaglia, il primario della Clinica urologica

CHIETI. Con una malattia rara, conosciuta al mondo tra le più gravi, ormai prossima alla fine con peritonite, reni multicistici infetti, setticemia avanzata, una donna abruzzese viene strappata alla morte nell’ospedale Santissima Annunziata dal primario della Clicnica urologica Raffaele Tenaglia. Che per la prima volta in Italia ha eseguito un intervento su una donna praticamente non ricoverabile in un ospedale normale.

LA PATOLOGIA. La patologia dalla quale è affetta la donna e che, secondo lo studio Heuser 1998 Usa, colpisce tra l’1,5 e il 3% delle popolazione, si chiama Sensibilità clinica multipla (Multiple Chemical Sensitivity) squilibra il sistema immunitario e rende la paziente mortalmente sensibile ad ogni sostanza chimica e elettromagnetica anche in piccolissime quantità. Chi ne è affetto non può ricoverarsi in un ospedale ordinario e non può sottoporsi alla maggior parte delle cure,pena collassi e crisi respiratorie letali. La Mcs causa moltissime patologie disabilitanti che interessano reni, polmoni, cuore, apparato digerente e implica una invalidità totale che porta all’isolamento fisico. Alcune Regioni - Toscana, Emilia-Romagna e Abruzzo - l’hanno inserita nell’elenco regionale delle malattie rare garantendone l’esenzione dalla spesa sanitaria ma senza il riconoscimento del Ministero della salute. I riconoscimenti regionali sono contenitori vuoti perché senza risorse finanziarie. Il compito spetta alla commissione Lea (Livelli essenziali di assistenza) che integrerebbe alle Regioni i fondi necessari.

LA PAZIENTE. La paziente è A.M. una donna abruzzese socia di Sos utenti di Ortona, sodalizio che oltre a seguire le vittime di aggressioni bancarie si occupa di seguire le persone colpite da questa malattia. La patologia le è stata diagnostica nel 2009 dalla Sapienza di Roma. Ormai in una fase terminale, la donna è stata ricoverata prima in Clinica chirurgica e poi in quella Urologica. Il nome di Tenaglia è stato suggerito dal figlio della donna che è ricercatore nel Centro nazionale della ricerca scientifica della università Pierre e Marie Curie.

L’INTERVENTO. La donna era seguita da due consuelor (consulenti psicologici) che hanno descritto al professor Tenaglia tutta la sua situazione clinica. Il primario non ha perso tempo. In maniera determinata si è occupato di approntare tutto l’habitat del reparto per il ricovero della donna, l’8 aprile scorso l’ha operata. Le ha asportato un ascesso renale importante, più 30 cisti infette, con un notevole miglioramento della situazione polmonare e renale. Poi insieme ai suoi aiuti, agli infermieri e a tutti i medici di Rianimazione si è impegnato a rendere A.M. compatibile con l’ambiente del policlinico, strutturalmente non attrezzato. Durante la degenza la paziente è stata trasferita due volte in Rianimazione dove i medici le hanno salvato la vita.

FUORI PERICOLO. I medici dicono che A.M. è fuori pericolo. Ora ha bisogno di un trapianto di fegato. Problema individuato dal professor Tenaglia sia quale causa ma anche quale risoluzione per la guarigione da Mcs. Il policlinico non è attrezzato per i trapianti epatici e l’equipe di Tenaglia si sta occupando di individuare un centro specializzato.

SOS UTENTI. L’associazione plaude alle capacità professionali del policlinico, alla disponibilità dell’amministrazione dell’ospedale che ha soddisfatto tutte le richieste logistiche ma non può non sottolineare che da questa vicenda si desume il notevole gap tra la elevata qualità professionale e le scarse strutture e mezzi a disposizione del Santissima Annunziata.