L’anno nero del Covid: le donne in prima linea

Dall’ospedale alla gestione dei Comuni fino alla scuola e alla violenza nelle case Tana (Asl): «Un sacrificio costante per conciliare gli impegni di lavoro e famiglia»
VASTO. L’8 marzo splende con i colori dell’arcobaleno, i colori della resilienza nell’anno dell’emergenza Covid. E celebra la centralità resistente e battagliera delle donne, in prima linea nella lotta contro la pandemia, perno delle famiglie ma spesso vittime della violenza domestica. Un anno di Covid ha stravolto la vita delle donne.
Dalle donne impegnate in prima linea negli ospedali a quelle che combattono silenziosamente cercando di combinare professione e famiglia, fino a tutte quelle che il Covid ha costretto a vivere situazioni familiari a rischio. Abbiamo raccolto le testimonianze di Francesca Tana, responsabile della direzione sanitaria dell’ospedale San Pio, Graziana Di Florio, sindaco di Cupello ma anche operatrice del 118, Emma Columbro, insegnante e responsabile Covid per la scuola, e dell’avvocato Francesco Bitritto.
IN OSPEDALE Da un anno è in prima linea al San Pio. Lei, responsabile della direzione ospedaliera, non si limita a questo. Francesca Tana in questo periodo dirige l’equipe vaccinale che ogni giorno immunizza una media di 200 persone. Il coronavirus ha annullato la sua vita privata e modificato profondamente quella professionale.
«Il Covid», dice, «ha richiesto e chiede grandi sacrifici. Non solo a me. La maggior parte del personale sanitario è un camice rosa. La sanità è fatta di mamme e di figlie che indossano il camice in ospedale e spesso non lo sfilano neppure quando sono a casa. La nostra è una lotta contro il tempo. Un anno fa c’era il Covid; ma oggi si è aggiunta la speranza nella prevenzione rappresentata dal vaccino. Il mio impegno in questo periodo è massimo nella prevenzione».
IN COMUNE E AL 118 Moglie, madre ma anche sindaco e operatore del 118. «Il tempo nell’ultimo anno sembra essersi dilatato», dice Graziana Di Florio, «un anno lungo, difficile. Tanta la paura, tanta la frustrazione e la rabbia. Al lavoro in pronto soccorso ho dovuto modificare l’approccio con gli utenti aumentando l’assistenza. Da un anno vedo gente che soffre la solitudine e la paura. Ho dovuto dire addio a colleghi e amici portati via dal Covid. Ho dovuto snaturare la mia missione che è prendersi cura della persona a 360 gradi. Ma continuerò a combattere. Da sindaco la situazione è la stessa e le responsabilità sono raddoppiate.
PROF A DISTANZA Docente alla scuola media Rossetti e madre di tre figli, Emma Columbro dallo scorso mese di settembre è diventata una vigile sentinella della salute dei suoi alunni. «Siamo di fronte alla sfida educativa più difficile di tutti i tempi», afferma l’insegnante, «a influire sulla mia vita ci sono le regole. Occorre condividere le regole per conciliare i bisogni di sicurezza e le necessità dei ragazzi. Non possiamo limitarci ad applicare i protocolli, seppure necessari. La parola chiave in questo momento è inclusione. Dobbiamo includere tutti, alunni, docenti, famiglie. Ogni studente è un mondo, non un numero. Ogni studente è anche il mio mondo».
L’AVVOCATO Il lockdown prima e la crisi economica poi hanno raddoppiato le tensioni nelle famiglie. E il prezzo pagato dalle donne è alto. «È stato un anno decisamente difficile per molte coppie», conferma l’avvocato Francesco Bitritto, «la convivenza obbligata unita alla paura della crisi ha esasperato gli animi. Tante le coppie “scoppiate” e la violenza fra le mura domestiche è cresciuta. Il dolore tuttavia per alcune donne si è tradotto in consapevolezza dei propri diritti e della propria forza: in diversi casi le violenze sono state risolte con la separazione».
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