L’Anpi bacchetta la giunta «Deve pensare ai deboli»

Atessa. Dura nota dell’Associazione partigiani a metà mandato dell’esecutivo «Basta autoreferenzialità, bisogna agire nell’interesse di tutta la comunità»
ATESSA. “Per una comunità democratica, antifascista e solidale”: è il titolo del documento elaborato dalla sezione Anpi “Pietro Benedetti” di Atessa. A metà del mandato elettorale del Comune guidato da Giulio Borrelli, il documento dell’Associazione partigiani pone l’accento sui problemi della realtà atessana e avanza proposte di soluzione.
«Con questo documento», sostiene l’Anpi, «si vuole riaccendere un dibattito tra i cittadini, le forze politiche e le associazioni sul futuro di Atessa. Nelle prossime settimane ci promettiamo di promuovere un incontro pubblico con tutti i cittadini». Sono analizzati il centro storico (perdita delle vecchie funzioni, sviluppo di nuove funzioni culturali, commerciali e sociali, miglioramento della qualità della vita), la periferia (espansione, Porta nord, espansione aree Costa di Serra) e la zona valliva: area industriale (industria, servizi all’industria, lavoro e contesto, emergenza ambientale), assetto urbanistico (centro polifunzionale e identitario, parco attrezzato torrente Appello, regolamentazione urbanistica, collegamenti, servizi), area collinare: viabilità, pubblica illuminazione e altri servizi, centri sociali per anziani, servizi alla produzione agricola. Infine il documento traccia i problemi di carattere generale: Vallaspra, cimitero, revisione del Prg, sicurezza ai cittadini, servizio fornitura metano, rapporto centro-valle.
La conclusione del documento è al fulmicotone. «Un amministratore che crede nei valori di democrazia, uguaglianza, libertà, giustizia sociale e che considera il popolo attore principale e unico del suo destino, deve cercare di stabilire e custodire il contatto più diretto ed esteso con i cittadini. Non si può tenere un atteggiamento autoreferenziale e ricordarsi dei cittadini solo ogni cinque anni al momento del voto. L’abusato imperativo mandato popolare, moderno mantra, che ogni cosa giustifica e tutto permette, non assegna il “bastone del comando” solo a chi vince le elezioni, non fosse altro perché non è affatto un mandato di tutto il popolo ma solo di una parte di esso e spesso anche minoritaria. Un sindaco deve perseguire, quindi, con umiltà, l’interesse dell’intera comunità, in particolare deve avere cura, mostrando disponibilità e comprensione, dei problemi che affliggono persone e famiglie più deboli. Un sindaco democratico non deve essere comprensivo unicamente con parenti, amici e propri sostenitori, poiché, in tal caso, la comprensione diventerebbe “pratica clientelare” e quindi comportamento politicamente riprovevole».
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