L’Anpi: ma nella ricostruzione ci sono troppi falsi storici
CHIETI. Quella di Chieti città aperta sarebbe «una romanzesca pagina di storia che, sottoposta a un’attenta revisione documentale, si rivela composta di numerosi falsi storici». Lo afferma il...
CHIETI. Quella di Chieti città aperta sarebbe «una romanzesca pagina di storia che, sottoposta a un’attenta revisione documentale, si rivela composta di numerosi falsi storici». Lo afferma il presidente dell’Anpi di Chieti, lo storico Filippo Paziente, in una nota che ieri è stata consegnata ai partecipanti alla cerimonia di consegna della Medaglia d’oro al merito civile. «Chieti, al pari di Roma, non è stata “aperta”», afferma Paziente, «gli angloamericani non firmarono nessun protocollo d’intesa perché, nelle due dichiarazioni prodotte e comunicate al monsignor Giuseppe Venturi, i tedeschi si impegnavano a smilitarizzare la città solo parzialmente. Kesselring, nelle sue “Memorie di guerra”, non la cita tra le città aperte». Un altro «falso storico» secondo Paziente è: «Si dice che Venturi salvò la città dalla distruzione per aver ottenuto la dichiarazione di “città aperta” ma la verità storica è un’altra: la città si salvò perché gli angloamericani e i tedeschi, dopo la sanguinosa battaglia di Ortona, spostarono gran parte delle truppe sul fronte di Cassino, lasciando sguarnito il fronte adriatico». Inoltre, dice Paziente, non fu Venturi a salvare la popolazione teatino dallo sfollamento.

