L’anziana è più scaltra del truffatore: non cade nella trappola e lo fa arrestare

Un giovane bloccato dopo il tentativo di raggirare una 86enne che già un anno fa aveva incastrato un malvivente Il giudice: «L’indagato ha agito con viltà». Sta dando frutti la campagna dell’Arma con gli incontri in chiese e circoli
CHIETI. Per la seconda volta in poco più di un anno ha fatto arrestare un malvivente che, con il trucco della telefonata del finto nipote, stava tentando di truffarla. Maria Rosa, teatina di 86 anni, si è improvvisata ancora detective e, con la presenza rassicurante dei carabinieri dentro casa, ha avuto il ruolo di protagonista nella trappola in cui è caduto Stefano Silvestre, 30 anni, bloccato dai militari della sezione operativa della compagnia di Chieti e da ieri ai domiciliari nella sua abitazione di Casavatore, nel Napoletano. Il giovane è accusato di violazione di domicilio, truffa tentata e anche consumata, perché – poco prima di essere ammanettato in via Salomone – ha portato via 5mila euro, gioielli e brillanti a una pensionata di 84 anni che vive in viale Amendola. Il 4 maggio 2022 Maria Rosa, sempre dopo una telefonata al 112, era già riuscita a incastrare un altro truffatore. L’anziana ha seguito alla lettera i consigli dei carabinieri, da tempo in prima linea con una campagna di prevenzione che sta dando frutti concreti dopo decine di incontri nelle chiese, nei circoli, nei centri di aggregazione e nelle assemblee di condominio.
LA RICOSTRUZIONE
È mezzogiorno di martedì quando Maria Rosa, l’anziana più scaltra dei truffatori, riceve una telefonata sull’utenza fissa. L’interlocutore si spaccia per il nipote. «Nonna, papà è in stato di fermo dai carabinieri perché ha delle pendenze penali», sono più o meno le sue parole. «Bisogna pagare una cauzione per liberarlo». Le stanno tendendo un tranello, esattamente come è avvenuto un anno e due mesi fa. Ma anche stavolta la pensionata non ci casca: prende tempo e telefona alla figlia che, a sua volta, allerta il 112. Nel giro di pochi minuti, i carabinieri arrivano nell’appartamento di via Salomone. Maria Rosa riceve un’altra telefonata, stavolta le chiedono quanti soldi ha in casa: lei risponde 700 euro di pensione più 5mila euro in contanti. L’interlocutore le dice di mettere tutto in una busta, di attendere l’arrivo di un suo collaboratore e di non interrompere la comunicazione, nell’evidente interesse di non consentirle di informare altre persone di quanto sta accadendo. A distanza di pochi minuti, il truffatore citofona e scandisce: «Sono Marco per la busta». Subito dopo, sale un paio di rampe di scale, suona al campanello, varca la porta d’ingresso e si fa consegnare la busta, che dovrebbe contenere il denaro e che invece è vuota. È a questo punto che sbucano i carabinieri: il malvivente – che indossa maglietta e pantaloncini e ha con sé un marsupio che contiene due cellulari – viene fermato e portato in caserma. Fin qui, la cronaca dell’arresto.
IL COLPO ANDATO A SEGNO
Dalle indagini successive viene fuori che, nella stessa mattinata, Silvestre – insieme ai complici – è entrato in azione pure in viale Amendola. Anche in questo caso la vittima ha ricevuto la telefonata di un uomo che, dopo essersi spacciato per il nipote, le ha fatto presente che suo figlio era in stato di fermo all’ufficio postale principale di Chieti e che, per liberarlo, bisognava consegnare dei monili in oro. Silvestre si è presentato all’interno dell’abitazione della donna, così come concordato, e – dopo essersi qualificato come direttore dell’ufficio postale – si è appropriato dei gioielli e di alcuni brillanti. Dopo mezz’ora, la pensionata ha ricevuto un’altra telefonata nella quale lo stesso nipote le diceva che i monili consegnati erano insufficienti e che occorrevano 5mila euro. A quel punto l’anziana è uscita di casa, ha ritirato i soldi in banca e li ha dati sempre a Silvestre, che si è presentato di nuovo nell’abitazione di via Amendola.
L’UDIENZA IN TRIBUNALE
Su disposizione del pm di turno, il sostituto procuratore Giancarlo Ciani, il giovane ha trascorso la notte nella camera di sicurezza della caserma di via Ricciardi. Ieri mattina, il giudice Giulia Colangeli ha convalidato l’arresto e disposto la misura cautelare dei domiciliari (il pm d’aula Luisa Bertini aveva chiesto il carcere). «Sussistono i gravi indizi di colpevolezza a carico dell’indagato», ha scritto il giudice nell’ordinanza. «Ricorre l’esigenza cautelare del pericolo di reiterazione del reato». Silvestre, in concorso con persone rimaste al momento ignote, ha agito «in spregio delle più elementari regole della convivenza civile, commettendo i reati in questione in danno di un’anziana». Più nel dettaglio, ha specificato il giudice, l’indagato «ha approfittato vilmente delle condizioni di minorata difesa della persona offesa 86enne». A questo si aggiunge che l’arrestato non svolge alcuna attività lavorativa e che, già nel recente passato, è stato denunciato «per reati della stessa indole». Silvestre, che si è avvalso della facoltà di non rispondere, sarà processato il 20 luglio.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

