L’appello dei 300 coristi: «Il Miserere dai balconi»

7 Aprile 2020

Scatta la mobilitazione per salvare la tradizione teatina del Venerdì Santo Cantori e musicisti: diffondete tutti il brano simbolo della nostra Processione

CHIETI. L’appello dei trecento del Miserere circola su Whatsapp e su Facebook: è un audio di 13 minuti e 13 secondi con il brano più noto dell’abate teatino Saverio Selecchy diventato la colonna sonora della Processione del Cristo Morto. L’invito dei cantori e dei musicisti è diffondere le note dai balconi nel giorno del Venerdì Santo: non ci sarà il corteo nelle vie del centro storico per scongiurare il diffondersi del coronavirus – al suo posto, dalle 18 in poi, una marcia in solitaria dell’arcivescovo Bruno Forte trasmessa in diretta sul canale 11 di Rete8 – ma il Miserere risuonerà lo stesso in una città deserta. Il Miserere come l’Inno di Mameli e Bella ciao. Un pezzo risalente al 1740 circa che ora diventa la musica di un flashmob. Un appuntamento, quello del 10 aprile, da ripetere due volte secondo le indicazioni del coro: la prima a mezzogiorno, l’ora in cui ogni anno nella cattedrale di San Giustino si svolgono le prove generali del coro e dei musicisti, e la seconda all’imbrunire, dopo che l’arcivescovo avrà impartito la benedizione alla città vuota dal sagrato.
Marco Giannini, segretario dell’Arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti che organizza il corteo che è vanto e orgoglio della città, spiega: «Tra i tanti che vorranno elevare al cielo, rigorosamente ognuno dalla propria abitazione e in orari prestabiliti, le note e le parole della struggente invocazione di fede e di misericordia tratte dal Salmo 50-51 del Salterio e musicate da Selecchy, potranno farlo grazie alla registrazione ufficiale tramite i social». I primi a farlo saranno i componenti del coro Selecchy – dall’inizio di marzo sono state fermate le prove per l’emergenza coronavirus – guidati dal maestro di cappella Giuseppe Pezzulo e dal direttore del coro Loris Medoro. «In quest’anno di indicibile sofferenza per il propagarsi della pandemia Covid-19», dice l’Arciconfraternita guidata da Giampiero Perrotti, «si intende contribuire ai riti in ricordo della Passione e Morte di Gesù riproponendo, nella sua versione ufficiale, un canto che nel mentre commuove e suscita brividi è, in pari tempo, un atto di affidamento dell’umanità alla misericordia del Signore». La versione è quella registrata nel 2009.
È la prima volta che la Processione del Cristo Morto salta: una tradizione che ha resistito anche nel 1944 con la Seconda guerra mondiale ma che, quest’anno, deve fermarsi per il divieto di assembramenti. Ogni anno il corteo richiama circa 30mila persone che invadono il centro storico. Per salvare l’edizione 2020, Giustino Angeloni, appassionato di storia e cultura cittadine, ha lanciato dal Centro la proposta di rinviare il rito al 14 settembre prossimo in occasione della ricorrenza dell’Esaltazione della Croce di Gesù: un modo per scrivere negli annali che la tradizione teatina è più forte dell’infezione.