L’articolo-denuncia sulla puzza che appestava lo Scalo
“Da quattro giorni, allo Scalo, tra le aziende della vallata, accanto al depuratore del Consorzio di Bonifica e a quello di una società veneta, oltre che nella vicina via Custoza, si respira un’aria...
“Da quattro giorni, allo Scalo, tra le aziende della vallata, accanto al depuratore del Consorzio di Bonifica e a quello di una società veneta, oltre che nella vicina via Custoza, si respira un’aria che sa di plastica bruciata e uova marce. Avete presente l’acqua sulfurea di Caramanico Terme? E’ zucchero rispetto a Selvaiezzi”. Così scriveva Il Centro appena dieci giorni fa, lo scorso 21 novembre, quando fin dalla mattina del giorno prima erano arrivate telefonate e segnalazioni di residenti che denunciavano che l’aria era irrespirabile: “Indossiamo le mascherine”, dicevano nelle telefonate, “i nostri occhi sono rossi e lacrimano”. Da qui era partita l’inchiesta giornalistica che aveva segnalato sia le decine di autobotti che arrivano, avevano riferito i residenti, ogni mattina a Chieti dal Nord Italia con le cisterne piene di rifiuti chimici, sia le condizioni della strada lungo la quale passavano, una stretta via semiasfaltata e piena di buche che conduce al depuratore consortile. Riscontrata anche la casualità temporale che vuole che i cattivi odori inizino ad essere avvertiti dalle ore 17 in zona San Martino fino a spargersi per ampie zone dello Scalo. “E’ a tal punto grave la situazione che gli occhi diventano rossi e cominciano a lacrimare. Ma perché nessuno si apposta per scoprire come e perché l’aria dello Scalo si riempie di veleni in quella zona di Selvaiezzi?”, si leggeva ancora nell’articolo. Ieri mattina è scattata l’operazione della Forestale per traffico di rifiuti.

