L’artista teatino Mancini trionfa al teatro di Firenze

30 Dicembre 2014

Tutto esaurito per il coreografo premiato nel 1990 dal grande Rudolf Nureyev La prima mondiale del suo “Tristano e Isotta” manda in visibilio 1.600 spettatori

CHIETI. Tutto esaurito al teatro dell’Opera di Firenze per il «Tristano e Isotta» messo inscena dal coreografo teatino Giorgio Mancini. Un trionfo annunciato sottolineato da 1.600 spettatori che per un’ora sono rimasti con gli occhi incollati su due protagonisti d’eccezione, Dorothée Gilbert e Mathieu Ganio, entrambi étoiles all’Opéra national de Paris. Passione e forti emozioni che il ballerino di fama internazionale è riuscito ad imprimere col suo spettacolo di dnza alla celebre storia d’amore messa in musica da Richard Wagner. Una carriera sfolgorante e rapida per il timido, ma determinato, bambino con la danza nel sangue. «Ho iniziato ad amare la danza da piccolissimo. Avevo tre anni quando, davanti allo specchio, ho creato la mia prima coreografia» racconta divertito Mancini «così a 11 anni i miei genitori hanno realizzato il mio primo desiderio, l’iscrizione alla scuola di ballo teatina diretta da Filomena Nudi». Ed è lì che la sua insegnante ungherese si rese conto di avere di fronte un talento naturale della danza. «Una rivelazione che mise in allarme mamma e papà che avevano per me ben altri progetti» confida Mancini «così mi ritirarono dalla scuola con la speranza che mi dedicassi allo studio». Ma le passioni, quelle vere, covano sempre sotto la cenere e prima o poi il sacro fuoco dell’arte riemerge con maggiore furore.

A 18 anni, dopo aver frequentato nche la scuola di Rossana Raducci a Pescara, la grande occasione. Un provino che ha lasciato i maestri di danza a bocca aperta, lo proietta a Roma dove frequenta le classi maggiori dell’Accademia Nazionale di Danza. «Studiavo per la maturità Scientifica e contemporaneamente mi dedicavo alla danza. Ritmi frenetici, faticosi, tanti sacrifici» ricorda «ma quando salivo sul palco o ero alla sbarra “voilà”, la stanchezza spariva e tornavo a volare». Poi ottiene un contratto all’Arena di Verona per la stagione estiva 1983-84 quando balla insieme a Carla Fracci e Gheorghe Iancu. Un’ascesa inarrestabile per Mancini che partecipa anche alle selezioni per la celebre Scuola di Danza Mudra di Maurice Béjart con Jan Nuyts, e viene scelto insieme a 15 colleghi su 80 partecipanti. I due anni di perfezionamento gli permettono di confrontarsi con tutti i generi della danza, dalla classica alla moderna, dal flamenco al jazz e di entrare infine stabilmente nel Ballet du XXe siècle di Bejart e successivamente nel Béjart Ballet di Losanna, dove rimane fino al 1990. Nel settembre dello stesso anno riceve da Rudolf Nureyev il premio “Positano” per il miglior danzatore italiano. «Lui era ossessionato dalla danza. Il ballo» sostiene l’artista teatino «se lo ami davvero ti tiene prigioniero, ma è una prigionia esaltante della quale non puoi fare a meno». A 31 anni, nel 1995, è chiamato a dirigere il balletto del Grand Théâtre de Genève. A partire dal 2008 è coreografo indipendente e nell'agosto 2011, per il debutto ufficiale della sua nuova compagnia di danza il GM Ballet Mancini prende la residenza a Firenze. Dal 2013 è coreografo e responsabile artistico di MaggioDanza. « Il successo non mi ha cambiato» assicura Mancini «amo tornare spesso a Chieti dove ho vissuto per 19 anni». E per l’anno nuovo tornerà a casa dove ad aspettarlo c’è mamma Ginevra che lo ha applaudito alla prima del suo «Tristano e Isotta» a Firenze.