L’asilo nido comunale ai privati È una conseguenza del dissesto

“Il riccio e la volpe” è l’ultimo gestito dal pubblico, dopo che il centrodestra ne aveva già chiusi tre Ferrara: «Mi dispiace per il personale, le educatrici saranno riassorbite e svolgeranno altri incarichi»
CHIETI. Anche l’ultimo asilo comunale della città sta per passare ai privati. L’amministrazione del sindaco Diego Ferrara è al lavoro sull’ipotesi di affidare in concessione il servizio. Al momento non ha ancora preso decisioni ma ha poca scelta: dopo la dichiarazione del dissesto economico e finanziario dell’ente, il Comune deve ridurre i servizi e quello degli asili nido non rientra nel novero dei servizi essenziali ma nella categoria dei servizi a domanda individuale. E dunque il destino sembra essere segnato per l’asilo “Il riccio e la volpe” di via Amiterno, l’ultimo degli asili comunali rimasti. Gli altri tre, infatti, erano stati chiusi durante il mandato della precedente amministrazione.
servizio in CONCESSIONE
Il sindaco Ferrara tiene a sottolineare che il Comune concede il servizio al privato, non lo esternalizza: «Non privatizziamo nulla», dice, «in quanto l’azione dell’amministrazione sarà costante per definire e controllare sia la qualità del servizio, sia la fissazione delle tariffe e, di conseguenza, le fasce deboli saranno sempre garantite perché resta il criterio delle fasce Isee. E dunque si tratta della concessione di un servizio alle nostre regole. Chi non ci sta può non partecipare al bando». L’amministrazione comunale ha già svolto riunioni con i sindacati prospettando l’ipotesi dell'affidamento al privato della struttura. «Dispiace per il personale che lavora nel nido», dice il sindaco, «soprattutto per le educatrici, altamente qualificate, che purtroppo dovranno essere riassorbite dal Comune e svolgere altri incarichi all’interno della macchina comunale».
ENTE IN DISSESTO
L’amministrazione del sindaco Ferrara ha provato fino all’ultimo ad evitare il dissesto dell’ente. Ma una sentenza della Corte dei conti, bocciando il piano di risanamento presentato dal Comune, ha chiuso tutte le porte. La normativa del dissesto prevede paletti ben precisi, con una riduzione del 20% dei servizi comunali. Su cosa tagliare è aperto ancora il dibattito e in Comune si susseguono le riunioni: «Più che tagli si tratta di rimodulazioni, sia dei servizi a domanda individuale che delle relative tariffe», sottolinea il sindaco, «stiamo pensando ad esempio alle tariffe dei parcheggi a pagamento. Purtroppo, se prima parlavamo di coperta corta, ora dobbiamo constatare che la coperta non c’è più e che, cioè, il Comune deve adeguarsi alle norme nazionali che regolano il dissesto».
SERVIZI SOCIALI
In municipio si susseguono le riunioni operative in cui il sindaco e la sua maggioranza cercano di ridisegnare il sistema dei servizi comunali nel modo più indolore possibile: «Noi continuiamo a seguire le linee fondamentali di mandato che ci dicono di preservare al massimo i servizi sociali. E questo faremo», dice Ferrara, «anche perché possiamo toccare con mano quanto il disagio sociale ed economico stia aumentando in città. Devo dire che stiamo facendo molte riunioni con la maggioranza, ma non ho registrato problemi politici. Tutti sappiamo che il momento è difficile e tutti siamo pronti a fare sacrifici». Proprio per quanto riguarda il sociale, l’ultima emergenza è dovuta al ritardo dei fondi governativi a sostegno delle fasce di popolazione più povera. «I fondi legati alla nuova misura del governo Meloni per sostenere chi è in difficoltà tardano ad arrivare. Ma noi non abbiamo intenzione di lasciare indietro nessuno, al costo di anticipare i fondi di tasca nostra, attraverso una tassazione o una colletta. Siamo pronti a tutto», conclude il sindaco.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

