L’assessore Viola muore per un infarto

30 Giugno 2020

Entrato in Comune nel 1990, ha insegnato Diritto nelle scuole della città. Il sindaco: «Mancherà la sua educazione»  

CHIETI. Nel grande mondo della politica, sempre più gridata e brandita sui social, lui era un’eccezione. Perché l’assessore comunale Antonio Viola, entrato per la prima volta a Palazzo d’Achille nel 1990 con la Democrazia cristiana, non rispondeva quasi mai agli attacchi, alle critiche, alle insinuazioni. E, quelle poche volte che decideva di farlo, mostrava una pacatezza e una serenità capaci di disarmare chi era a caccia dello scontro a tutti i costi. Viola, 60 anni, di professione avvocato, è morto ieri nella sua villetta di Cerratina per un infarto, tradito da quel cuore che gli aveva dato più di una preoccupazione già a marzo dell’anno scorso, quando era stato ricoverato d’urgenza in ospedale al termine di un consiglio comunale. Dopo l’operazione, aveva ripreso la sua attività. Un impegno notevole perché, con 13 deleghe, Viola era l’assessore più responsabilizzato dal sindaco Umberto Di Primio. Dalla cultura alle manifestazioni, dallo sport alla promozione turistica, dal personale ai rapporti con le organizzazioni sindacali, non c’era giorno che non lavorasse in Comune per risolvere i problemi di uno dei settori che gli erano stati affidati. Venerdì è stata l’ultima volta che ha varcato il portone della sede di corso Marrucino. All’una e mezza della notte tra domenica e lunedì, Viola ha chiamato il vicino di casa: «Mi sento male», sono state le sue ultime parole. Quando è arrivata l’ambulanza del 118, ormai non c’era più niente da fare.
Nato a Gaeta, in provincia di Latina, il 18 giugno del 1960, quand’era ancora bambino perse il papà pescatore. Arrivò in Abruzzo, insieme alla famiglia, seguendo un fratello che aveva trovato lavoro alla Cartiera. Da quel momento, non ha più lasciato Chieti. Gli amici ricordano gli anni della giovinezza trascorsi sui banchi del liceo classico e la sua grande passione per lo sport che lo aveva portato a praticare atletica a livello agonistico e a diventare arbitro di pallamano in serie A. Nel mezzo, la laurea in giurisprudenza a Teramo dopo un percorso brillante che gli aveva permesso di assicurarsi anche delle borse di studio. C’era un aneddoto che lui, orgoglioso delle sue radici umili, raccontava col sorriso: «Il giorno della laurea mia madre mi chiese: “Ora che sei dottore, puoi farmi tu le ricette per le medicine?”». Diventato avvocato il 17 settembre del 1990, da giovanissimo fu professore di Diritto ed Educazione civica nelle scuole superiori cittadine, in particolare alla ragioneria Galiani e all’istituto d’arte. Poi, l’amore smisurato per la politica. Consigliere comunale dal 1990 al 1993 e dal 1997 al 2000, nel 2010 venne nominato per la prima volta assessore da Di Primio. Di pari passo, ha sempre portato avanti l’attività forense nel suo studio di via Pescara, insieme a Fabrizio Piscione, figlio dell’ex sindaco di Pescara.
Di recente, la sua strada e quella dell’Udc si erano divise. «Era innamorato della politica, perdo un fratello», dice l’ex sindaco e attuale segretario provinciale del partito Andrea Buracchio. «Antonio era una persona mite, intelligente, preparata, di grande memoria. Non diceva mai di no, soffriva quando non riusciva ad accontentare i cittadini. Ci sono state diversità di opinioni a livello politico, ma la stima e l’affetto erano rimasti immutati». Il sindaco Di Primio racconta: «Nell’ultimo periodo, a causa dell’ostracismo di alcuni, ci eravamo ancor più avvicinati politicamente, Antonio aveva voglia di fare ancora “amministrazione” e voleva candidarsi per sostenere ancora una volta il progetto del centrodestra a Chieti. Mancheranno la sua gentilezza, la sua educazione e quella delicatezza che lo hanno accompagnato nel corso di tutta la sua vita, scalfita fin dalla tenera età da esperienze dolorose ma che mai hanno reso il suo cuore insensibile e lontano dai problemi della gente». Oggi, alle 15.30, nella chiesa del convento delle Figlie dell’Amore a Brecciarola, la città dirà addio all’assessore che rispondeva con garbo anche a chi lo attaccava.
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