L’ateneo e lo strano caso della Bucciante

11 Dicembre 2015

Un atto svela i retroscena dell’affidamento della progettazione dell’ex caserma e un verbale cambiato senza avvisare il Cda

CHIETI. Luigi Capasso scopre un inghippo dietro alla progettazione dell'ex caserma Bucciante. Il rettore Carmine Di Ilio e il direttore generale destituiscono Capasso dal Cda dell'università alla vigilia del consiglio in cui l'inghippo sarebbe stato denunciato con l'avvio di un'azione disciplinare nei confronti del dg Filippo Del Vecchio. Non possiamo dire che questi due fatti siano collegati, l'uno la causa dell'altro. Ma possiamo pubblicare un atto riservato, consegnato al rettore da quattro componenti del Cda. E' un documento che svela il retroscena di una vicenda imbarazzante per i vertici dell'Ateneo, per non dire esplosiva. Al centro di tutto ci sono un verbale modificato e una progettazione d'oro, quella della porzione dell'ex Bucciante affidata all'Università. La progettazione poteva essere fatta a costo zero da Architettura. Invece accade qualcosa di molto strano che Capasso scopre e denuncia ma perde il posto in Cda prima che il suo voto possa segnare la fine dell'era Del Vecchio. Ecco l'atto interno che doveva restare segreto.

IL VERBALE BUONO. “Il Consiglio di Amministrazione nella seduta del 27 gennaio 2015 deliberava l’attivazione di una convenzione con il Provveditorato alle Opere Pubbliche del Lazio, Abruzzo, Sardegna. Tale convenzione prevedeva la funzione di stazione appaltante del Provveditorato per i soli lavori relativi all’edilizia universitaria, compresi nel piano triennale. La convenzione però non riguardava la funzione di stazione appaltante per i servizi di progettazione, direzione lavori e collaudo; funzioni che restavano in capo all’Università (dipartimento di Architettura, ndr). La delibera era frutto dell’intenso lavoro consiliare, che modificava la versione originariamente proposta dal Direttore Generale al Cda, nel 2014, che prevedeva invece delega totale al Provveditorato”.

IL VERBALE DISATTESO. “In data 1° ottobre 2015, l’Amministrazione Universitaria comunicava alla Regione Abruzzo e al Provveditorato il conferimento, al Provveditorato, del mandato di progettazione (preliminare, definitiva, esecutiva) delle opere di rifunzionalizzazione della ex Caserma Bucciante; conferimento motivato in quanto attività previste dalla Convenzione con il Provveditorato stesso, mentre tali attività, come sopra richiamato, non erano previste dal testo della convenzione approvata dal Cda nella seduta del 27 gennaio 2015”.

L'INGHIPPO SCOPERTO. “Il 26 ottobre 2015 i consiglieri Bianchini, Caroli Costantini e Vanzi, dietro loro richiesta, ricevevano dall’Amministrazione il testo della convenzione effettivamente sottoscritto dal Rettore e dal Provveditore alle Opere Pubbliche e rilevavano che il testo sottoscritto era difforme da quanto deliberato dal Cda a gennaio 2015. La convenzione effettivamente sottoscritta è stata protocollata insieme a lettera di trasmissione al Provveditore a firma del Direttore Generale Del Vecchio”.

LA PRIMA RICHIESTA. “Il 27 ottobre 2015 i consiglieri Bianchini, Capasso, Caroli Costantini, D’Addona, Ercole e Vanzi chiedono all’Amministrazione Universitaria rettifica urgente di quanto comunicato il 1° ottobre alla Regione e al Provveditorato; e al Magnifico Rettore, l'analisi approfondita della Convenzione con il Provveditorato in parola da porre all’ordine del giorno del primo Consiglio di Amministrazione utile”.

IL CDA DI OTTOBRE. “L’analisi approfondita della convenzione con il Provveditorato veniva posta all’ordine del giorno della seduta del Cda del 24 novembre 2015. Ma gli allegati messi a disposizione dei Consiglieri prima della seduta consistevano solamente: in una nota illustrativa del Codice degli Appalti; nel testo della convenzione come approvato dal Cda il 27 gennaio privo di data e di firme autografe”.

FINISCE 5 A 5. Il 24 ottobre il Cda: “ratificava la convenzione così come era stata approvata all'origine”, ma lo stesso giorno respingeva la “proposta di delibera di avvio di un procedimento disciplinare a carico del dg Del Vecchio avanzata dai Consiglieri Bianchini, Capasso, Caroli Costantini, D’Addona, Ercole e Vanzi, sulla base dei gravi rilievi che erano mossi sull'operato dell’Amministrazione nell'attuazione della Convezione”. Cioè la storia del verbale disatteso.

Il voto che avrebbe potuto segnare la fine dell'era Del Vecchio avvenne in modo palese. A favore della proposta si esprimevano i Consiglieri Bianchini, Capasso, Caroli Costantini, Ercole e Vanzi; votavano contro il rettore ed i Consiglieri D’Addona, Di Lanzo, Guida e Palumbo. Finì 5 a 5, ma in caso di parità prevale il voto del Rettore. La proposta era respinta. Fu però deciso di tornare sull'argomento per approfondirlo.

L'ULTIMO ATTO. Il 28 novembre scorso Bianchini, Capasso, Caroli Costantini e Vanzi chiedono infatti al rettore di porre all’ordine del giorno della prossima seduta del Consiglio d’Amministrazione, quella di lunedì, un tema da resa dei conti: “Convenzione con il Provveditorato, approfondimenti e documentati chiarimenti in ordine alla sequenza procedimentale che ha condotto alla sottoscrizione di un testo della Convenzione difforme dal deliberato del Cda di gennaio, e all'affidamento di incarico di progettazione al Provveditorato alle Opere Pubbliche”. Ricompare anche la richiesta di avvio di procedimento disciplinare nei confronti del dg Del Vecchio. Ma nel frattempo Capasso viene messo fuorigioco. Lunedì non voterà perché incompatibile nella carica in Cda essendo direttore del Museo dell'Ateneo. Certo è che se gli avessero dato il preavviso, e la possibilità di scegliere, il suo “licenziamento” non rischierebbe ora di diventare illegittimo insieme a tutte le future delibere del Cda della D'Annunzio.