L’ateneo riapre palazzetto dei Veneziani

L’università trasferisce un ufficio in centro e avvia i corsi di sostegno per affrontare il post-Covid: si parte da novembre
CHIETI. Lo storico palazzetto dei Veneziani ha finalmente riaperto le porte. L’università d’Annunzio vi ha trasferito uno dei suoi uffici di segreteria e sta per farne la sede di corsi gratuiti destinati a chiunque abbia bisogno di aiuto e sostegno per affrontare il post-Covid.
Passata l’emergenza sanitaria, l’università teatina si interroga, infatti, sulle criticità lasciate dai mesi di stress e chiusure forzate. Il Covid ha portato cambiamenti, anche radicali, degli stili di vita anche in chi non è mai stato sfiorato dal virus. Non bisogna aver contratto il Covid per provare comunque un enorme disagio provocato a livello psicologico dall’avvento del virus. I corsi saranno tenuti da docenti universitari molto noti che metteranno a disposizione di tutti riflessioni e consigli su come mettersi alle spalle gli strascichi di stress traumatico dovuti alla pandemia. I corsi erano stati pensati in primo luogo per gli studenti, universitari e non, ma poi si è deciso di aprirli a tutta la cittadinanza interessata. Il primo ciclo di seminari verrà avviato nella seconda metà del prossimo mese di novembre. Il primo ciclo di corsi durerà fino al mese di febbraio, ma non è detto che l’ateneo, sulla scorta del primo esperimento, non decida di realizzare un secondo ciclo.
Verranno affrontate diverse tematiche per mettere in luce i cambiamenti che l’epidemia da Covid ha introdotto sia a livello sociale che a livello del singolo. Si parlerà di come le relazioni “digitali” e “virtuali” possano modificare il cervello, della relazione tra cibo, corpo e mente e anche di come il corpo, l’immagine che se ne ha e la bellezza siano cambiate a seguito dei progressi della digitalizzazione che i mesi di lockdown hanno implementato. Si prenderanno in considerazione gli effetti negativi del lavoro sedentario, sempre più favorito dallo smart working a cui la pandemia ha costretto molti, e l’importanza di una sana nutrizione e dell’esercizio fisico. Si approfondirà anche l’impatto che la pandemia ha avuto sui bambini e sui ragazzi. Ci sarà infine anche un incontro sulla salute visiva, messa a repentaglio dal massiccio uso di dispositivi elettronici. Insomma si cercherà di approfondire una serie di criticità lasciate dai periodi di chiusura forzata dentro casa, alle prese con la paura del contagio, che hanno favorito una serie di comportamenti e abitudini non sempre molto sani.
Il progetto è stato voluto dal rettore Sergio Caputi: «Ho deciso di raccogliere una richiesta del prefetto Armando Forgione», spiega il rettore, «a seguito di stime che vogliono triplicato il numero di giovani che hanno bisogno di un sostegno psicologico a causa della pandemia. Il progetto è stato pensato, dunque, in prima battuta per i ragazzi, ma poi si è pensato di estenderlo a tutti».
Il primo ciclo di corsi è stato strutturato su tre temi principali, che rappresentano anche tre campi di ricerca della stessa università: la psicologia, l’alimentazione e l’attività fisica. Con le sue strutture di ricerca, l’ateneo ha tanti professionisti del settore che sapranno strutturare un programma di sostegno post Covid. Un problema sempre più avvertito a causa della difficoltà di reggere, per così tanto tempo, l’impatto psicologico che ha avuto la pandemia sul territorio.

