L’ateneo rivuole 14 milioni di stipendi

31 Luglio 2014

Lettera del dg Del Vecchio a 330 dipendenti. Le somme percepite nell’arco di dieci anni non erano coperte

CHIETI. Un salasso da 14 milioni di euro annunciato con una lettera spedita via mail dal direttore generale dell’Università d’Annunzio Filippo Del Vecchio. Destinatari della missiva 330 dipendenti dell’ateneo «rei» di aver percepito, nell’arco di 10 anni, stipendi con indennità accessorie non dovute. L’Ima (indennità mensile di ateneo), le progressioni orizzontali di carriera e i contratti Cel (collaboratori esperti linguistici) sarebbero dunque tutte illegittime e da annullare perché pagate, secondo Del Vecchio, senza l’apposito fondo in bilancio. Errori che tradotti in cifre significano l’esborso immediato di cifre che vanno dai 30 ai quaranta mila euro per ogni dipendente tecnico amministrativo. Pensionati compresi.

«La situazione è dunque gravissima» si legge nella mail spedita da Del Vecchio «configurandosi il fatto che quanto indebitamente pagato va restituito».«Una vostra prima domanda potrebbe chiedere perché il fondo non era stato costituito da chi ne aveva la responsabilità» prosegue il dg «me lo chiedo anche io. All’epoca quando le sopra accennate restrizioni delle leggi finanziarie non erano ancora intervenute sarebbe stato semplice immettere gli importi necessari nel fondo e motivarli anche alla luce del fatto che , all’epoca, la situazione di bilancio dell’ateneo non presentava problemi. Ma quello che appare ancora più strano» rimarca «è che l’operazione non sia stata fatta nemmeno successivamente quando, dopo che l’ispezione 2002 aveva evidenziato la carenza, si era liberi dalle limitazioni della legge finanziaria del 2006». Insomma, nel periodo 2003– 2005 per Del Vecchio sarebbe stato possibile «appostare nel fondo gli importi necessari alla copertura dell’Ima. La risposta al rilievo del Mef (ministero ecomia e finanze)del 2003 che aveva denunciato la totale mancanza del fondo fu elaborata solo nel 2010 con una ricostruzione accettata da Mef e Miur che stabiliva i fondi accessori esclusivamente degli anni 1999, del 2000 e del 2001. C’è da chiedersi però» insiste Del Vecchio « quanto chi offriva questa ricostruzione fosse consapevole del fatto che nel frattempo, tra il 2003 ed il 2010, si era speso molto ma molto di più. Ovvero il riconoscimento ex-post ottenuto risultava di fatto inutile a proteggere il salario variabile erogato poiché la politica delle erogazioni, al di là dell’Ima, era molto più gravosa ed irta di privilegi personali». In altre parole, nel giro di tre o quattro anni il fondo 2001 diventa negativo senza che nessuno se ne accorgesse. «Nel corso del mese di luglio» riprende la lettera «sono accaduti due eventi importanti: il collegio dei Revisori dei conti si è pronunciato in merito all’accordo siglato nel mese di febbraio trovando non credibili le argomentazioni offerte sull’esistenza del fondo accessorio e il Mef ha inviato il suo rapporto ispettivo 2013 alla Corte dei conti denunciando che in ateneo si erogano salari accessori senza il relativo fondo, con ciò chiaramente individuando responsabilità erariali. Il temuto peggior scenario si è verificato: il collegio dei evisori non ha ratificato l’accordo sindacale ed il rapporto Mef ha segnalato alla Corte dei Conti fatti che hanno rilievo di responsabilità erariale».A questa situazione, per il dg, se ne aggiungono altre «ugualmente illegittime e che aggravano la situazione del salario accessorio». La più grave sarebbe quella dell’extra salario unilateralmente concesso ai Cel, (29 professionisti di madre lingua), con delibera di cda e Senato di fine 2008, invece che con accordo sindacale. «Ovviamente» onsiste Del Vecchio «senza la minima copertura di fondo accessorio».

«Per ricondurre tutto ad equità e giustizia» chiosa il direttore generale dell’ateneo «molti altri fatti sono all’esame di legittimità e presto saranno intraprese azioni a tutela dell’interesse pubblico». Ma i sindacati prendono tempo e affilano le unghie per evitare ai dipendenti un salasso epocale. A rischio ci sono anche i posti di lavoro dei 29 Collaboratori linguistici ai quali è stata sbarrata la strada della stabilizzazione.

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