L’aula respinge la giunta

13 Dicembre 2016

Manca il numero legale sulle proposte dell’esecutivo. Sul Corso spuntano gli striscioni

CHIETI. «Chieti è una città senza guida e difesa politica». Così recita uno dei volantini che ieri mattina gli “89 Mai Domi”, “CasaPound Chieti” e diversi cittadini hanno distribuito lungo il Corso intorno alle 9, di fronte al palazzo della Provincia. Lì si stava svolgendo il consiglio comunale.

NEL PALAZZO. Poco dopo le 11 salta il numero legale, proprio quando la delegazione in protesta viene accolta dal sindaco Umberto Di Primio nel suo ufficio. Così commentano i pentastellati Ottavio Argenio e Manuela D’Arcangelo: «La maggioranza ha fatto venir meno il numero legale necessario per la prosecuzione dei lavori. Non è la prima volta, è una dinamica che si ripropone ogni volta che arrivano in consiglio delle proposte della giunta che fanno emergere le frizioni tra i gruppi della coalizione a sostegno di Di Primio». Bisognava approvare l’interpretazione di una norma tecnica di attuazione del piano regolatore: «Il titolo nasconde una vera e propria variante della norma tecnica di attuazione», fa sapere Argenio, «che come tale ha bisogno di un diverso e particolare iter amministrativo. La delibera è stata infatti ritirata dalla giunta senza fornire alcuna giustificazione». Dello stesso avviso i consiglieri Luigi Febo di “Chieti per Chieti” ed Enrico Raimondi de L’Altra Chieti: «La delibera nascondeva una variante urbanistica al Piano dei servizi. Non era un’interpretazione, ma perché non lo dicono apertamente?». Ma il numero legale cade sulle delibere di approvazione per ulteriori debiti fuori bilancio: «Assente l’assessore Luise» spiega la D’Arcangelo, «la parola è stata presa da un Antonio Viola in evidente difficoltà espositiva». Bruno Di Paolo di Giustizia sociale dice in aula: «Il debito si riferisce a opere di ordinaria manutenzione principalmente per lo stadio. Perché ora si fanno passare queste opere per straordinarie?». Ma prima che salti il numero legale viene istituito l’Albo degli artisti. E, grazie a un emendamento di Marco Di Paolo di Identità Teatina, che passa con 26 voti favorevoli, potrà accedervi anche chi ha riportato condanne penali o civili.

FUORI DAL PALAZZO. Nel frattempo compaiono degli striscioni di fronte alla Provincia, che denunciano l’abbandono del territorio: «Non è questione di competenza, ma questione di amore», si legge. Nasce così il comitato a-politico in via di costituzione “A difesa della Teatinità”, un messaggio rivolto non solo al sindaco Di Primio, ma anche alle opposizioni, accusate di «lassismo». C’è anche la denuncia contro i nuovi mega centri commerciali: «Basta cementificazione. No a Megalò 2». Così il responsabile cittadino di CasaPound Francesco Lapenna: «Amministrazione e opposizioni stanno lasciando la città abbandonata», mentre Stefano Fagnano, cittadino, dice: «Il sindaco deve prendere una decisione. O va a Roma o si occupa della città». Tanti i temi messi in evidenza, uno il punto che li accomuna: Chieti sta diventando una succursale di Pescara e non solo. Un elenco di scelte politiche lo testimonia, tra chiusure e trasferimenti di enti pubblici e privati. Poi la situazione della Chieti calcio: «Vogliamo parlare con l’intera amministrazione e con le opposizioni» dice invece il capo ultras Frank Salvatore.

L’INCONTRO. Dura più di un’ora: «Una riunione positiva, abbiamo fatto chiarezza. Di Primio ha detto che se si voterà alle politiche quest’anno non si dimetterà», dice Lapenna. Fagnano aggiunge: «Ci sono progetti per salvare il salvabile nei limiti delle competenze del Comune. In ballo 70 milioni per funicolare, Casa dello studente e una facoltà sul Colle. Ma su questo abbiamo chiesto più comunicazione e trasparenza». Sulla Chieti calcio «il sindaco sta provando a chiamare il presidente Giacomini da giorni, senza esito. Anche Di Primio non vuole vedere più la nostra squadra in queste condizioni (ma i calciatori in settimana saranno tutti svincolati, ndc)». Così il primo cittadino: «Un modo per far sentire la voce dei cittadini. Continueremo a tenerci tutti in contatto». (e.r.)

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