L’auto-ariete per rubare bici di marca

24 Gennaio 2016

La telecamera riprende due ladri che assaltano Free Bike allo Scalo: bottino 30mila euro, ma una cittadina li mette in fuga

CHIETI. Rubato un’auto e un furgone,restano un quarto d’ora davanti al negozio di biciclette di marca, poi premono l’acceleratore e, a marcia indietro, sfondano la vetrina con una determinazione e un’aggressività uniche. Ma il furto è durato solo quaranta secondi perché una signora si è affacciata dal balcone al primo piano, proprio a fianco al negozio, e ha fatto fuggire i ladri. La collaborazione dei cittadini diventa così determinante per la sicurezza in città.

E’ accaduto nella notte tra venerdì e sabato a Free Bike, in via Pescara allo Scalo, punto di riferimento per gli appassionati delle due ruote, di proprietà di Francesco Di Ruscio, che arrivato sul posto non poteva credere ai suoi occhi. Un’intera parete del negozio, quella che dà all’esterno, realizzata in vetro e sorretta da un’intelaiatura di metallo, devastata da una Nissan Juke usata come ariete. Ma le telecamere del circuito di video sorveglianza interno hanno ripreso ogni attimo del colpo. Il tutto comincia a notte fonda, dieci minuti dopo le quattro. Le telecamere iniziano a riprendere i primi movimenti con il posizionamento della Nissan davanti all’entrata. E’ buio ma si riesce comunque a vedere qualcosa attraverso la vetrina. Passa un quarto d’ora prima di posizionare l’auto nella modo migliore. A un certo punto, in retromarcia, i fari della Nissan si accendono e la macchina sfonda tutto e va a finire nel negozio. Poi torna velocemente in avanti per liberare l’ingresso e permettere ai ladri di entrare.

Sono in due. Uno indossa una felpa con il cappuccio che lascia il viso in ombra. Insieme iniziano a caricare le biciclette sul furgone. Ne rubano sei, per un danno complessivo di oltre 30 mila euro, senza contare i soldi che serviranno per riparare il negozio.

Si tratta di una bicicletta da corsa (costosa perché ha un valore di 13.500 euro) e di cinque mountain bike, tutte di marca Trek. Una operazione da quaranta secondi che sicuramente doveva durare di più se i ladri non fossero stati distolti da una signora che si era affacciata dal balcone al primo piano. Avendo sentito la botta e l’allarme del negozio, che nel frattempo era scattato, la donna aveva pensato a un incidente e perciò si era affacciata per sincerarsi che non ci fosse bisogno d’aiuto.

«E’ successo qualcosa?», ha chiesto direttamente ai malviventi, mettendoli così in fuga. La successiva testimonianza della signora è risultata di grandissima importanza per avviare le indagini.

Il ruolo della cittadina (rivestito prima in maniera involontaria nell’affacciarsi alla finestra e poi in modo volontaria nella testimonianza resa successivamente) è stato davvero fondamentale, mettendo in pratica quella che gli esperti chiamano “sicurezza partecipata” tanto auspicata dalle forze dell’ordine per meglio combattere il crimine. E la polizia che indaga sul furto ringrazia questa e tutti i cittadini che non si tirano indietro e collaborano.

Le indagini hanno permesso sinora di scoprire che i due ladri potrebbero essere del posto (parlavano con accento locale) e che sia l’auto utilizzata per forzare l’entrata che il furgone usato per trasportare le bici erano stati rubati. La Nissan era stata rubata tre mesi fa a Tarquinia. Il furgone, venti minuti prima del furto, all’Amadeus. Il titolare del noto ristorante ha lanciato un appello per reperire notizie del proprio furgone, che è riconoscibilissimo avendo il marchio e le scritte del ristorante. Si tratta, per la precisione, di un Fiat Scudo di colore bianco.