L’esordio del questore De Cicco: i cittadini sono le nostre sentinelle

21 Aprile 2022

L’appello nel primo giorno in città: «La gente può aiutarci a risolvere i problemi tempestivamente Litigiosità in crescita nelle famiglie e tra vicini di casa. La movida violenta? Coinvolgiamo le scuole»

CHIETI. «I cittadini sono le sentinelle più genuine che abbiamo sul territorio: possono aiutarci a intercettare i problemi tempestivamente e a intervenire in maniera chirurgica e risolutiva». Nel primo giorno da questore di Chieti, Francesco De Cicco ha lanciato un messaggio ai teatini: «La collaborazione della gente è fondamentale, perché la sicurezza è un bene troppo prezioso per non richiedere il sostegno e l’impegno di tutta la società civile». Originario di Napoli, 61 anni, De Cicco – sposato con Elisabetta Narciso, dirigente della polizia postale abruzzese, e padre di due gemelli di 14 anni – si è insediato in città dopo aver guidato la polizia di Stato a Rimini dal 26 marzo del 2019 a sabato scorso. Come primo atto ufficiale, il neoquestore ha deposto una corona di alloro al monumento ai caduti nella caserma Spinucci. Poi ha incontrato i dirigenti e i funzionari che, da ieri, sono alle sue dipendenze.
Dottor De Cicco, per lei è un ritorno a casa?
«Da tempo vivo con la mia famiglia a Pescara. E nel 1997, a Chieti, mi sono sposato nella chiesa di San Giustino: fra cinque giorni, festeggerò venticinque anni di matrimonio. Ho accettato molto volentieri il nuovo incarico. Le condizioni logistiche e psicologiche sono quelle più favorevoli per lavorare serenamente e, mi auguro, anche bene».
Quali sono le maggiori criticità di Chieti e provincia?
«La premessa è che non è mio costume, in questi giorni di presentazione, entrare nel merito delle vicende che riguardano l’ordine pubblico e lo scenario della criminalità. Le situazioni e le problematiche vanno toccate con mano: è necessario farsi prima un’idea autonoma».
Quale realtà le hanno rappresentato?
«I problemi di questa provincia corrispondono a quelli di molte altre zone italiane. I reati contro il patrimonio, come i furti e le truffe agli anziani, sono particolarmente odiosi per chi li subisce. Un altro nodo è lo spaccio di sostanze stupefacenti. Negli ultimi tempi, inoltre, si sono registrate problematiche di ordine pubblico legate a un modo abbastanza scomposto di divertirsi».
Le risse e, più in generale, gli episodi di violenza avvenuti durante la movida sono sempre più numerosi. Come intervenire?
«Tutti dobbiamo farci carico del disagio giovanile. Le forze dell’ordine, certo, ma anche le altre istituzioni, come l’università e le scuole: ciascuno deve fare la propria parte, altrimenti non se ne viene fuori. In ogni caso, la litigiosità è diventata una componente particolarmente importante e negativa della società».
A cosa si riferisce?
«Una buona parte degli interventi, soprattutto nelle ore notturne, è richiesta per le liti avvenute nei condomini o in famiglia. Sono episodi che magari non finiscono sui giornali come i problemi della movida, le truffe agli anziani o gli accoltellamenti, ma hanno raggiunto un numero considerevole».
Un messaggio ai teatini?
«Quello della polizia di Stato è un lavoro di squadra che presuppone il coordinamento da parte del prefetto e la sintonia con tutte le altre forze dell’ordine. Ma è anche un lavoro in cui è imprescindibile la partecipazione non solo degli addetti ai lavori, ma di tutti i componenti della società civile: le associazioni di categoria, gli altri enti, la scuola, l’università e, ultimo ma non per ultimo, il cittadino. Il mio invito è di collaborare con la squadra-Stato: il cittadino può giocare un ruolo molto importante perché, prima di qualunque altro, ha la percezione di ciò che accade sul territorio. Tutti noi vorremmo avere un poliziotto in ogni angolo di strada, in ogni cortile, in ogni centro sportivo, in ogni stabilimento balneare: sarebbe bello, o forse no, dipende dai punti di vista. Una cosa è certa: questo non è possibile. Ecco perché è necessario essere concreti, bisogna guardare in faccia la realtà: coinvolgendo tutti, si deve intervenire dove le problematiche sono più complesse. Senza esporsi, il cittadino può metterci nelle condizioni di fare il nostro lavoro in maniera mirata».
Quale sarà il suo approccio alla questura?
«Qui si è lavorato bene. E il ringraziamento va al mio predecessore Annino Gargano (da ieri in servizio a Brindisi, ndr): lo conosco da tanti anni, è un ottimo funzionario della polizia di Stato; ha saputo intercettare le difficoltà della provincia di Chieti e ci ha messo molto del suo per risolverle. Il mio percorso, grazie a lui e all’impegno di chi gli è stato vicino, è in discesa».