L’esperta: «Ci vuole prevenzione»

Di Peppe, fondatrice del servizio di alcologia Asl: fondamentali famiglia e scuola
CHIETI. «Bisogna puntare sulla prevenzione, le dipendenze non trovano terreno fertile in soggetti educati all’autonomia, all’autostima e al discernimento di cosa è bene e cosa è male fare nei confronti di se stessi». A sostenerlo è la dottoressa Camilla Di Peppe, fondatrice del Servizio di alcologia nella Asl teatina. Una lunga esperienza partita nel 1998 quando l’alcolismo era una patologia legata esclusivamente a soggetti adulti. Da 10 anni a questa parte l’età di chi abusa dell’alcol fino a sprofondare nel coma etilico si è progressivamente abbassata. E gli interventi di emergenza legati a ragazzi, che talvolta non superano i 14 anni, sono sempre più numerosi. «È un fenomeno che non deve essere sottovalutato dagli adulti» riprende Di Peppe «la prevenzione primaria va fatta in famiglia, ma anche la scuola ha un ruolo fondamentale. Gli adolescenti non hanno la percezione del rischio». Immersi nell’amnios pubblicitario che invita a bere tutto e di più per essere vincenti e soprattutto per entrare a far parte del «branco». A incoraggiare lo «sballo» da alcol mischiando vino, birra e liquori, sarebbero anche i mancati controlli da parte di chi li vende. «A Trento» riprende Di Peppe «è difficile sfuggire ai controlli anche nelle casse self service dei supermarket. Quando passa un alcolico il nastro si blocca e solo la cassiera, dopo aver controllato i documenti dell’acquirente, può autorizzare il pagamento». La dottoressa Di Peppe insiste nel sostenere che è importante avviare campagne informative anti-alcol nelle scuole. «L’alcol è considerata una bevanda legale, ma bisogna far capire ai giovani che abusarne è un veleno per l’organismo. Di coma etilico si può anche morire». Poi l’invito per le prossime festività: «A Natale e Capodanno brindiamo sì, ma solo con un abbraccio...».(y.f.)

